Messina Denaro, scoperto un covo a Mazara. Le immagini
Sono in corso perquisizioni, disposte della Dda di Palermo, in un complesso residenziale di Mazara del Vallo, in Via Castelvetrano, al civico 45/C.
L'attività investigativa, svolta dalla polizia e dai carabinieri, rientra nelle indagini sulla rete dei fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro.
Il provvedimento nasce dagli accertamenti dello Sco che hanno consentito di ricostruire gli spostamenti del capomafia in un'area di Mazara nei mesi precedenti all'arresto. L'attenzione si è concentrata su un complesso residenziale in cui si ritiene che Messina Denaro abbia avuto la disponibilità di un immobile o di un eventuale "covo riservato" ancora non individuato.
La Dda di Palermo ha disposto la perquisizione e il controllo di tutti i garage del complesso residenziale e una ispezione dei luoghi per verificare se alcune chiavi trovate al latitante e ai suoi fiancheggiatori aprano appartamenti e locali della struttura.
Intanto si scoprono anche degli agganci romani di Messina Denaro. Il figlio di Enrico Nicoletti della banda della Magliana, avrebbe favorito la latitanza di Messina Denaro a Roma. A riportarlo l'informativa dell'inchiesta «Assedio» della DDA di Roma, che ha intercettato Antonio Nicoletti, figlio di Enrico della banda che terrorizzò la Capitale alla fine degli anni Settanta
Il boss deceduto nel reparto detentivo dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, pochi mesi dopo la cattura, avvenuta da parte dei carabinieri del Ros, dopo 30 anni di superlatitanza, si sarebbe recato a Roma, per essere sottoposto ad alcune visite oncologiche in un ospedale della Capitale. Nicoletti Jr., intercettato in una conversazione tra diverse persone (tra cui un ex giocatore di calcio) a luglio del 2018 dagli investigatori del centro operativo della Dia di Roma diceva: «Oh, ma ti ricordi quel giorno con chi mi sono incontrato io? .. Ma te lo ricordi o no?.. con quello la.. Io mi ci sono incontrato proprio con lui personalmente. Oh, dentro ad un ospedale sei mesi fa..». Antonio Nicoletti, in quella circostanza si offrì di mediare con la società Trapani Calcio, per far ottenere all'amico calciatore un posto da allenatore. Massimo invece, l'altro figlio dell'ex cassiere della banda della Magliana Enrico, definisce il fratello Antonio che si era interessato ad una vicenda sanitaria: «più potente del Ministro della sanità».
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