Le amministrative di giugno e la voglia di nascondere i simboli di partito
Le amministrative di giugno, ma potremmo prendere ad esempio quelle passate oppure, ancora, lanciarci nel prossimo futuro, evidenziano una concreta voglia di nascondere i simboli di partito.
Molti, a convenienza, molti a pappagallo vanno ripetendo che in alcune città si vota con il maggioritario, ed è vero. Ma dietro questa scelta c’è la consapevole volontà di nascondersi per riuscire ad afferrare gli elettori di altri schieramenti che, quasi certamente magari, non voterebbero quel simbolo di partito.
E perché mai nessuno fa una degna analisi perché quel partito non viene votato? Cosa manca? Chi manca? Tutto si riduce a feticcio, a gioco elettorale, che, diciamolo chiaro, non serve a costruire nulla se non sporadici personaggetti che si liquefanno a tornata conclusa.
E quindi oggi i simboli civici, sia di chi vota alle elezioni con il proporzionale sia con il maggioritario, sono il ricettalo di convenienze che altrimenti, se spiattellate, magari non sarebbero votate. Identità? Nessuna. Confusione tanta. Un pò come i gatti selvaggi che vanno ovunque.
Quando non si è legati ad un simbolo accade pure che ci si rivolge esternamente per la realizzazione dello stesso, non c’è più un soggetto riconoscibile, manca proprio l’anima del progetto. E’ una somma di nomi, di persone, di elementi che ha solo un obiettivo: colpire l’elettore senza alcun elemento valoriale nè identificazione.
In questa selva di mani strette si dimostra solo una cosa: un radicamento scarso. Si dimostra ancora una volta tutta la volontà di prendere in giro gli elettori con alleanze dentro la lista che sono paradossali e che hanno solo un metodo: farsi i fatti propri e tentare di vincere.
E più piccole sono le città, vedasi Salemi, e più spregiudicata è l’alleanza. Perché non basta essere classe dirigente per sentirsi “cosa”, bisogna la politica saperla analizzare e saperla fare. Al momento siamo costretti a vederla riempita di retorica e di nulla più, nella maggior parte dei casi si parla contro l’avversario politico, spostando l’asse della campagna elettorale, senza mettere nero su bianco le idee che quella parte politica dovrebbe avere. Oggi però le idee si cercano in giro…perché pure amministrare diventa un gioco.
Questa volta però per utilizzare le strategie bisogna pure conoscerle. Quindi il famoso borrowing brand equity viene bucato, nessuna reputazione o notorietà da prendere in prestito da altri per rafforzare l’immagine di una candidatura. Operazione di marketing elettorale per molti non riuscita.
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