Finisce la corsa per il terzo mandato. La Sicilia non adegua la legge nazionale
Finisce qui la corsa per il terzo mandato per i Comuni entro i 15 mila abitanti, la Sicilia non adegua, almeno per la tornata di amministrative che si terranno l’8 e il 9 giugno prossimo, la legge nazionale all’Isola.
A deciderlo la conferenza dei capigruppo, nonostante l’Anci aveva già chiesto al presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, il recepimento della legge nazionale quasi un mese fa. Veti incrociati nel centro destra hanno bloccato la norma, per Forza Italia consentire il cambio di regole a partita cominciata sarebbe stato scorretto.
A volere invece l’applicazione del terzo mandato fin da subito il Partito Democratico, a spingere anche Luca Sammartino, assessore regionale. Non c’è stato nulla da fare, si tratta di uno stop momentaneo.
Per Michele Catanzaro, capogruppo dem, si è trattato di un grave errore non adeguare la Sicilia alla norma nazionale: “La conferenza dei capigruppo dell’Ars ha bocciato a maggioranza la proposta di esaminare la norma di recepimento sul terzo mandato dei sindaci. Ritengo sia stato un errore avere impedito l’esame di questa norma che, dunque, non potrà entrare in vigore in occasione della prossima tornata elettorale per le amministrative in Sicilia come aveva richiesto anche l’Anci”.
Per Dario Safina: “Le forze di maggioranza hanno commesso un errore nel non avere calendarizzato in Aula il terzo mandato, rendendo l’Isola con regole elettorali diverse rispetto al resto del Paese. I sindaci vanno scelti dai cittadini e non da questi giochetti di palazzo, sicuramente il centrodestra dietro alla facciata del “non bisogna cambiare le regole in corsa” avrà avuto qualche conto interno da regolare. Bene ha fatto il PD a votare favorevolmente ma le forze di maggioranza hanno deciso non di non alterare il voto democratico a partita aperta ma di regolare solo dei conti interni”.
Per Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia: “È un argomento da riprendere all’indomani delle elezioni del 8/9 giugno. Siano gli elettori a decidere se confermare o meno un sindaco rivelatosi competente e capace”.
Non si potranno ricandidare dunque Anastasio Carrà della Lega, da dieci anni sindaco di Motta Sant’Anastasia; Domenico Venuti a Salemi.
Per la città di Salemi si tratta di un rinnovo di sindacatura dopo 10 anni, il Comune non andrà in continuità e avrebbe anche meritato di farlo per l’impegno profuso e per i progetti ancora in cantiere. Si apre adesso la fase 2, quella in cui la maggioranza, che ha sostenuto l’attuale sindaco e che è coesa, dovrà individuare il successore a Venuti.
Il centro destra sta dando una accelerata seppure ancora il nome del candidato sindaco non è stato individuato, c’è una rosa di nomi. Salemi, senza il terzo mandato, perde una buona e matura occasione per cristallizzare il lavoro fatto finora e per rilanciare il Borgo.
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