Piove ma non è sufficiente, gli invasi siciliani sono senza acqua
In Sicilia, anche se ha piovuto negli ultimi giorni, l'acqua continua ad essere poca, gli invasi sono asciutti e la minaccia della siccità resta. Nonostante le precipitazioni registrate per una settimana dopo l'Epifania, gli agricoltori avevano già allertato sullo stato critico degli invasi siciliani nei primi mesi del nuovo anno. Ora, la conferma ufficiale arriva con la dichiarazione dello stato di calamità naturale da parte della Regione, lo scorso 9 febbraio.
Secondo l'ultima rilevazione dell'Autorità regionale di bacino, aggiornata al primo febbraio, la situazione è preoccupante. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, manca il 23% di acqua in termini assoluti, nonostante siamo ancora in inverno. Questo si traduce in un deficit di 90 milioni di metri cubi di risorsa idrica, equivalente all'evaporazione del contenuto di due laghi di medie dimensioni.
I report precedenti evidenziano un'escalation della crisi, con il deficit d'acqua che è passato dal 13% al 18% tra dicembre e gennaio. Questo nonostante le temperature sopra la media stagionale e gli sforzi degli agricoltori nell'irrigare le colture come ortaggi e agrumi. Le piogge dell'inizio dell'anno non sono state sufficienti a migliorare la situazione di siccità severa.
Alcune strutture, come l'invaso Castello nell'Agrigentino, hanno registrato picchi di deficit del 50%, con una riduzione della portata d'acqua da 17 a 8 milioni di metri cubi in soli 12 mesi. Anche il lago Garcia e le dighe Rosamarina e Poma nel Palermitano hanno subito flessioni significative, rispettivamente del 47%, 46% e 25%.
Sebbene pochi bacini abbiano registrato aumenti su base annuale, i loro incrementi sono marginali. Ad esempio, l'invaso Arancio nell'Agrigentino ha visto un aumento di tre milioni di metri cubi, nonostante il volume ridotto della metà rispetto alle sue capacità. Tuttavia, dietro questo incremento si cela un'altra sfida: la presenza dell'"alga rossa", un batterio potenzialmente tossico che ha bloccato l'uso irriguo della risorsa proveniente dal fiume Carboj per mesi. Anche se recentemente è stato concesso il via libera all'irrigazione, i risultati preliminari del secondo campionamento effettuato dall'Arpa non promettono bene, mantenendo viva l'incertezza sulla disponibilità futura di acqua nella Regione.
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