A Salemi in primavera si vota, ma di candidati e programmi non si parla
Per il nuovo sindaco e il rinnovo del Consiglio Comunale di Salemi, di certo c’e’ che non c’e’ ancora alcuna certezza.
Mentre nei comuni dove si vota il prossimo giugno si conoscono già gli aspiranti sindaci e le rispettive coalizioni, a Salemi tutto tace.
E non perché sarebbe il capoluogo del gesuitismo della Val di Mazara, come qualcuno alcuni anni fa ebbe a ironizzare.
Sta di fatto che a meno di quattro mesi dal voto nulla si sa di concreto, salvo che Lorenzo Cascio, attuale presidente del Consiglio comunale, non ha la tessera della Nuova Dc e che la “Squadra e’ unita”, parola di Calogero Angelo, veterano della politica salemitana. Ove per “squadra” s’intende la coalizione politica che da due legislature ha sostenuto il sindaco Domenico Venuti.
Se Atene piange, Sparta non ride (si fa per dire).
Stesso clima negli ambienti dell’attuale opposizione, dove non sembra prevalere una strategia unitaria, condizionata come sembra da individualismi e da una mancanza di visione d’insieme.
Parrebbe che il leader locale di Fratelli d’Italia, Francesco Giuseppe Crimi, tornerà a ricandidarsi, in solitaria o in coalizione, non si sa. Ma niente di ufficiale.
Stessa afasia da parte dei rappresentanti di MPA, Lega Nord e 5Stelle.
Un silenzio assordante bipartisan.
Bocche cucite che non ci sembrano dovute a tatticismo, atteggiamento sempre fisiologico quando ci si prepara ad una battaglia elettorale e si gioca a non scoprire le carte anzitempo.
In questa occasione, ci sembrano altri i motivi.
Sia dalle parti della maggioranza uscente e sia da quella dell’attuale minoranza ci sembra persistere qualche fattore (non quello denominato “K” nel periodo della guerra fredda che condizionò la politica italiana) che ha impedito lo sciogliersi di qualche nodo gordiano.
Non di un fattore ideologico, ma molto piu’ prosaicamente di decisioni che attengono a dinamiche di politiche parlamentari i cui effetti ricadono a cascata su quelle da prendere in periferia.
Come ad esempio, la questione del terzo mandato, che tanta discussione ha suscitato in maniera trasversale a livello nazionale e che solo da pochi giorni sembra avere raggiunto un accordo. Sembrerebbe. Meglio usare il condizionale.
E poco conta se Venuti, in una intervista rilasciata al nostro giornale sembrava però non essere intenzionato a replicare l’esperienza amministrativa dicendo: “Ho avviato altri percorsi, alcuni dei quali non compatibili”, una dichiarazione che può significare tutto e niente, tutta da decifrare come per gli antichi oracoli.
E se qualcuno ha sottolineato la partecipazione di Venuti alle proteste dei trattori a Roma e a Marsala, come a smentire il suo disimpegno, si dimentica che e’ ancora sindaco ma anche segretario provinciale del PD.
Quanto all’attuale opposizione, c’e’ da tenere conto che le fibrillazioni del centro destra in Regione e a Roma, si riverberano anche tra i riferenti locali. E’ questo potrebbe essere un motivo del suo apparente immobilismo.
Piu’ in generale, occorre dire che viviamo tempi in cui, tra una elezione e l’altra, quasi nessuno intrattiene contatti politici con i cittadini, come avveniva nella tanto vituperata cosiddetta prima repubblica, quando la politica veniva spesso elaborata nelle sezioni dei partiti, vivaci luoghi di democrazia e dove si sanciva un legame ideale tra eletto ed elettore.
Avviene così, che oggi, quando si debbono affrontare scadenze elettorali, si trovino difficoltà anche a reclutare personale per le candidature.
Avviene così che il cronista, per colmare uno spazio di giornale, sia costretto ad avventurarsi spericolatamente a citare nomi di improbabili imprenditori (sic) o di ignari e disimpegnati professionisti o addirittura di qualche ex assessore, senza però spiegare al lettore quali sarebbero le benemerenze da loro possedute per meritare la fiducia per gestire la cosa pubblica.
Così stando le cose, il meccanismo elettorale ci sembra essere molto lontano dal rappresentare la democrazia sostanziale.
Nel mondo occidentale, in Italia, ha vinto la libertà, ma siamo sicuri se la democrazia non venga ogni giorno rinviata?
Franco Ciro Lo Re
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