Marsala, omicidio Titone. Sentiti altri poliziotti ed un medico legale
Un poliziotto e due medici legali sono stati ascoltati, in Corte d’assise, a Trapani, nel processo per l’omicidio del 60enne pregiudicato marsalese Antonino Titone, detto “u baruni”.
Il poliziotto (Tomaselli) del Commissariato di Marsala è stato il primo ad intervenire nell’abitazione della vittima, trovando il cadavere in una pozza di sangue. I due medici legali, invece, sono quelli che hanno fatto l’ispezione cadaverica dopo l'intervento dei Ris dei carabinieri, constatando che i colpi inferti al Titone con una sbarra di ferro sono stati ben 26, molti alla faccia e alla testa.
Colpi letali. Hanno, poi, descritto la scena, ma soprattutto lo stato del corpo dell’ucciso con le varie lesioni nel dettaglio. Prossima udienza il 4 marzo, quando saranno ascoltati altri due investigatori. Antonino Titone è stato ucciso a colpi di “piede di porco” all’interno della sua abitazione di via Nicolò Fabrizi, nella zona di “Porticella”. Per il delitto, consumato nella tarda mattinata del 26 settembre 2022, alla sbarra degli imputati ci sono Giovanni Parrinello, di 42 anni, anche lui pregiudicato, e la compagna Lara Scandaliato, di 30, difesi rispettivamente dagli avvocati Nicola Gaudino e Salvatore Fratelli. Pm è il sostituto procuratore di Marsala Marina Filingeri, mentre legale di parte civile è l’avvocato Vito Daniele Cimiotta, che assiste una sorella della vittima. I due imputati sono accusati anche di rapina, perché dopo l’omicidio si è impossessata del portafogli del Titone, dal quale il Parrinello, arrestato alcune ore dopo dai carabinieri, vantava un credito. Pare, sia stata questa la causa scatenante del delitto. Fu la Scandaliato, lo stesso giorno dell’omicidio, interrogata dai carabinieri, ad accusare il compagno e a far ritrovare l’arma: un piccolo piede di porco con cui fu fracassato, con 27 colpi, il cranio al Titone. Secondo gli investigatori, alla base del fatto di sangue ci sarebbe stato, molto probabilmente, un vecchio debito non saldato della vittima per una fornitura di stupefacenti. Subito dopo i fatti, in caserma, la donna aveva raccontato di aver aspettato fuori, mentre il compagno colpiva a morte il Titone. Il 10 giugno 2023, però, anche la donna è finita in carcere. Gli investigatori, infatti, hanno scoperto che la donna non era fuori dall’abitazione del Titone, ma sarebbe stata dentro con Parrinello e avrebbe partecipato al delitto.
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