"E la mia patria è dove l'erba trema", il tributo a Rocco Scotellaro alla galleria nazionale di Roma
Davvero molto lontano è arrivato il seme del poeta Rocco Scotellaro e, in occasione del centenario della nascita, la sua preziosa eredità arriva fino a noi grazie alla mostra della Galleria Nazionale di Roma che ha il titolo di un suo verso: E la mia patria è dove l’erba trema. Si tratta di 45 artisti di oggi che rileggono la sua opera nell’ambito delle celebrazioni promosse da Regione e APT Basilicata con il patrocinio del Comune di Tricarico e della Fondazione Matera Basilicata 2019.
L’idea del curatore della mostra Giuseppe Appella, critico d’arte anche lui lucano, parte dal volume Oscar Mondadori che raccoglie le opere di Scotellaro (nato a Tricarico nel 1923 e scomparso nel 1953). Proponendo loro di leggerne i testi, Appella ha chiesto a 45 artisti provenienti da zone che erano care al poeta lucano, una re-interpretazione di quei meravigliosi versi.
Il risultato - nel percorso espositivo che si potrà ammirare fino al 19 novembre 2023 - è eccezionale: un intreccio di letteratura e arte, un perfetto equilibrio tra parole, idee, colori e materiali. Una collettiva varia sia a livello di generazioni sia a livello di linguaggi, tant’è che il visitatore ammirerà opere di materiali diversi che spaziano dalla pittura classica alla scultura astratta.
E non solo. Si tratta, anche, di un percorso storico che stimola il ricordo di un secolo passato, di un patrimonio di valori e di principi dimenticati riportando l’attenzione su quanto sia fondamentale difendere le nostre campagne rimaste ormai quasi deserte.
I soggetti della poetica di Rocco Scotellato - scrittore, intellettuale e sindaco di Tricarico dal 1946 al 1950 - erano proprio i lavoratori della terra: Noi non ci bagneremo sulle spiagge a mietere andremo noi e il sole ci cuocerà come la crosta del pane.
Abbiamo il collo duro, la faccia di terra abbiamo e le braccia di legna secca colore di mattoni. Il ruolo sociale della sua letteratura e la denuncia delle condizioni dei lavoratori lo legarono a personaggi del calibro di Carlo Levi, Giorgio Bassani, Amelia Rosselli.
E il tema del mezzogiorno abbandonato, caro a Scotellaro, che costantemente dibatteva sull’annosa questione meridionale chiedendo aiuti concreti a sostegno degli umili, si ritrova nelle espressioni artistiche presenti in galleria.
Ecco, nelle opere, il riflesso di una scrittura cruda e realistica, la durezza della vita contadina, i campi, gli aratri, i muli, la falce e gli otri. E anche tanta poesia, ad esempio nella rivisitazione artistica di strumenti desueti come il tomolo e la macchina da cucire, nei papaveri, nel mare lontano la cui brezza arriva sebbene sia lontano e c’è tutta una distanza di pianure e di montagne fino a te,
mare. Non mancano, infine, la riscoperta del lavoro come valore (da cui la necessità di maggiori tutele), l’apertura alla speranza, il calore umano, la solidarietà.
Francesco Arena, Mario Cresci, Emilio Isgrò, Mimmo Paladino, Giuseppe Modica, Giovanna Bolognini sono soltanto alcuni degli artisti presenti in mostra che si rivelano all’altezza di un personaggio fondamentale per il ‘900 italiano… andato via troppo presto.
Nonostante ci abbia lasciato per un infarto a soli trent’anni, questi artisti oggi lo rendono vivo e contribuiscono con la loro originalità a portare avanti un altro tema centrale dell’opera di Scotellaro: la Cultura del Riscatto. Che del resto ben si associa al potere salvifico dell’Arte.
Sabrina Sciabica
foto: Giuseppe Modica, Mare lontano, olio su tela
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