Giorgia Meloni e Irene d'Atene: essere imperatrici in Europa
«Il governo di Meloni non è solo “patriottico”, ma ha anche una forte vena autoritaria». È davvero sconfortante leggere sulle colonne del New York Times il giudizio di David Broder, autore dei Nipoti di Mussolini: il Fasciamo nell’Italia contemporanea. Il nostro Paese – senza accorgersene davvero del tutto – si ritrova prigioniero di un bieco oscurantismo, che minaccia i diritti umani più elementari e, come sottolinea lo scrittore americano nel suo articolo, «fa paura».
Assecondando la paura, allora, ogni giorno che passa trovo che la nostra premier ricordi sempre di più una figura storica molto ambigua. Per rintracciarla, bisogna risalire a qualche secolo prima del fascismo, addirittura all’epoca di Carlo Magno. Mi riferisco a Irene d’Atene, vissuta nella seconda metà dell’ottavo secolo. L’unica donna che riuscì a regnare col proprio nome sull’Impero bizantino, ma usando il titolo al maschile per non svilire il ruolo: Irene non era imperatrice di Oriente, ma imperatore. Già questo dettaglio suscita alcuni ricordi sulle scelte di genere dell’attuale primo ministro italiano.
Irene viene ricordata come una stratega spietata. La sua carriera comincia con l’omicidio del marito, Leone IV detto il Cazaro, nel 780, che le permette di assumere il titolo di imperatore reggente – il loro unico figlio ed erede diretto, Costantino VI, a quel tempo aveva appena nove anni.
Ma non le basterà questa posizione supplente: infatti, quando Costantino, oramai adulto, reclama per sé il trono, Irene trova il coraggio per seviziarlo e ucciderlo, e nominarsi nel 797 «Autocrate e Imperatore dei Romani». Prima uxoricida, poi figlicida: non era facile costruirsi una carriera politica nel Medioevo; oggi, per fortuna, i delitti di palazzo sono soltanto metaforici.
Al papa Leone III, però, non andava giù che fosse una donna a regnare sul più grande e potente impero del mondo. Decide, quindi, di ridimensionare il suo ruolo: resterà imperatore, ma non «dei Romani», che è un titolo troppo importante, ma solo «dei Greci». Il suo posto lo prenderà il leggendario Carlo Magno, già re dei Franchi e dei Longobardi, che verrà incoronato la notte di Natale dell’800.
La nostra antieroina non la prende benissimo, anzi si rifiuta di accettare la disposizione papale. Ma le sue obiezioni durano poco, come il suo estremo tentativo di sposare Carlo Magno: nell’802 il responsabile delle finanze del regno, Niceforo, sfruttando il momento di debolezza che stava attraversando la povera Irene, prende il potere, la depone e la esilia sull’isola di Lesbo.
L’anno seguente, dopo essere stata al potere per più di vent’anni, morirà lì in solitudine. Una piccola postilla: nell’864, nonostante la sua poco specchiata tenuta di vita, verrà canonizzata dalla Chiesa Ortodossa come «Irene la Giovane».
Adesso, sarebbe lecito chiedersi, che c’entrano Giorgia Meloni e Irene d’Atene con la Sicilia? E la risposta rimane la solita: la Sicilia è dappertutto.
Ai tempi di Irene, l’isola faceva parte di una delle circoscrizioni italiane dell’impero ed era amministrata da uno stratega, tale Elpidio. Quando l’imperatore era riuscito ad assassinare il marito, i fratelli di Leone IV avevano provato a detronizzarla, ma senza alcun successo. E tra i loro alleati c’era anche Elpidio. La Sicilia si schierava contro la tirannia, provando a far valere la propria indipendenza, ma amaramente non riusciva nel suo sogno.
Irene rimarrà imperatore; al posto di Elpidio (intanto fuggito in Tunisia e autoproclamatosi «Imperatore dei Romani», senza particolare fortuna), arriverà Teodoro. E la sudditanza siciliana continuerà ancora per un bel po’ di secoli.
Come diceva un famoso poeta, la Storia non è maestra di niente, ma conoscerla, ricordarsi di figure come quella di Irene d’Atene forse può risultare utile per il futuro. E dissipare qualche paura.
Marco Marino
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