L'altra Strage di Alcamo, quella commessa dai "Regi Carabinieri"
Alcamo, 14 luglio 1943: la carneficina di vittime innocenti che cercavano solo viveri per sopravvivere. Tra le vittime l’ericino Salvatore La Commare. Un invito alle amministrazioni di Erice e Alcamo per un degno ricordo
di Laura Montanti
Pochi sanno che proprio una settimana prima dell’entrata degli Alleati ad Alcamo (21 luglio 1943), la stazione di Alcamo Diramazione fu teatro di una terrificante carneficina di civili innocenti ed inermi. Era il 14 Luglio. Si diffuse la notizia che alcuni carri ferroviari che trasportavano derrate alimentari per le truppe erano stati bombardati. Una dozzina di alcamesi -e non solo di alcamesi- accorsero sul posto per prendere, a mani nude o con semplice fazzoletti, qualche pugno di farina, di riso, di zucchero. Per sfamare le famiglie.
Ebbene, furono subito tutti fucilati sul posto da un plotone di Regi Carabinieri. Ad indagare su questo odioso crimine, i cui contorni ancora oggi rimangono in parte oscuri, è stato il prof. Francesco Messina, all’epoca adolescente, che fu testimone oculare del passaggio verso la Stazione della squadra di militari armati e, poche ore dopo, del camion che ritornava per portare in Ospedale i cadaveri. Il prof. Messina si appresta ora a pubblicare un volume sul tragico evento, mentre altri particolari sull’episodio sono contenuti nel libro “Fra Diavolo e le stragi del dopoguerra”, dell’alcamese Nello Morsellino, scomparso nel 2007. Da ricordare l’unica vittima non alcamese, il quarantenne ericino Salvatore La Commare, guardiano dell’Acquedotto di Paparella San Marco, oggi Valderice, che proprio ad Alcamo si era trasferito con la moglie Maria e i giovanissimi figli Nicola e Peppuccio, per sfuggire -ironia della sorte- ai bombardamenti che già si intensificavano nella zona di Trapani.
Il primogenito di Salvatore, Nicola, che nel 1943 aveva solo dodici anni, viene ancora oggi ricordato come uno dei più accesi antifascisti fra i “giovani repubblicani” del Circolo Mazzini di Borgo Annunziata (che sorgeva a due passi dalla casa dei La Commare di Via Argenteria a Casa Santa). Non è un caso che Nicola fu legatissimo a Mario Gallo, biografo ufficiale della Borgo repubblicana, recentemente scomparso a Firenze, che commentando il blog “NOI” che proponeva di tributare alle vittime del 14 luglio una lapide in ricordo di una vita persa per una guerra già finita, ebbe sagacemente a commentare che si era trattato di “un episodio di barbarie di ispirazione fascista, di cui vengo a conoscenza solo oggi 7 aprile 2021”. Pochi anni fa, Sindaco Massimo Ferrara, la Città di Alcamo ha intitolato una strada alle vittime del 14 luglio. Peccato che proprio oggi, ricorrendo l’80° anniversario di questo episodio che è testimonianza dei mali causati dalla guerra voluta dai fascisti e dai nazisti, non si sia colta l’occasione per fare conoscere ai giovani l’immenso valore della pace e della democrazia. E dire che l’anno scorso, ad iniziativa del Rotary e del dott. Girolamo Culmone, una corona di fiori era stata deposta alla Stazione di Alcamo Diramazione per onorare quei morti. Speriamo che il Comune di Alcamo, e quello di Erice, possano al più presto rendere omaggio alla loro memoria: per fatti del genere non è mai troppo tardi…
Articolo pubblicato su alqamah.it
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