Miccichè e la cocaina. Il silenzio di Forza Italia
Non parla il partito, non parlano gli amici fedelissimi di Gianfranco Miccichè, c’è un silenzio che è surreale e che produce più imbarazzo che altro.
L’ordine è quello di non rilasciare dichiarazioni, di non spingersi in giudizi che possano fare male al partito, ma c’è una sola verità: questo silenzio mina profondamente sia il partito che le istituzioni che Forza Italia rappresenta.
Non è quel silenzio, che spesso tecnicamente e strategicamente i partiti adottano quando una questione è spinosa ma passa come un bicchiere d’acqua, è un silenzio che produce rumore. Evidentemente non sanno cosa dire, come muoversi perchè in ogni caso il danno è grande ed è stato fatto.
E allora perché Forza Italia ha deciso di tacere? La strada imboccata è più imbarazzante della cocaina che sniffa Miccichè, che ad onor delle cronache, ha sempre avuto e ha il coraggio di dire le cose che pensa, senza filtri, sbagliando e facendosi carico di quello che fa.
Ed è un silenzio che fa male al partito perchè produce smarrimento e distacco in chi sta a guardare. Magari i berluscones pensano: meno si parla e più si dimentica. Ma qui da dimenticare non c’è una scatola di cioccolatini che sotto il sole di luglio si è sciolta, qui si tratta di persone che rappresentano le istituzioni e che, però, sono drogati. Perché bisogna chiamare le cose con il loro nome, è più figo dire “uso personale”, sempre di droga si tratta. Miccichè lo ha detto chiaro, in Procura, qualche giorno fa: è ancora un assuntore. Ora come allora.
E le sue parole sul non essere più un assuntore come un tempo sono vuote, chi si droga non guida questi processi da solo, o va in comunità o trova una clinica per disintossicarsi, ma è un iter lungo e anche faticoso.
Il messaggio che viene fuori è fuorviante per i ragazzi, per quanti ogni giorno si trovano tra la vita e la morte, per i giovani che si fanno e si lasciano morire sui marciapiedi, consumando vita e salute.
Non è qualcosa che si può controllare da soli, non si inizia e si smette quando si vuole, la droga è tossicodipendenza. Lo si dica.
La politica non può pensare di veicolare questi messaggi, la politica ha il dovere di avere comportamenti responsabili e di dire chiaro da che parte stare.
Bisogna dire che questa situazione ha avviluppato l’ARS, la funzione pubblica che i deputati svolgono e hanno schiacciato il coraggio.
Tacciono, noncuranti che quel silenzio ha già prodotto più di una dichiarazione.
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