Da Crocetta a Schifani. Il ritorno delle province in Sicilia
Il presidente della Regione, Renato Schifani, lo aveva assicurato in campagna elettorale: le Provincie vanno ripristinate.
Sono 9 anni lunghissimi di commissariamento, anni in cui i sindaci hanno perso il dialogo con l’ente intermedio. L’ex presidente Rosario Crocetta, PD, mise mano alle Province abolendone l’organo elettivo, non risparmiando quasi nulla sui costi ma addirittura i servizi vengono garantiti a singhiozzo.
Se il ddl troverà approvazione si potrebbe votare ad ottobre ma “L’entrata in vigore della legge, dopo l’approvazione in Assemblea regionale, è condizionata all’abrogazione della legge Delrio da parte del Parlamento nazionale”, questa la nota di Palazzo d’Orleans.
In una posizione attendista è il M5S, il capogruppo all'Ars Antonio De Luca è chiaro: "Sulle Province non abbiamo cambiato idea, eravamo e siamo per il contenimento dei costi e delle poltrone, ma occorre garantire al contempo servizi efficienti per i cittadini, cosa che il governo Musumeci non è stato in grado di fare, provocando i disastri che sono sotto gli occhi di tutti. Se proprio devono essere ripristinate, non siamo contrari, purché funzionino ottimamente e non siano meri poltronifici per trombati delle elezioni, cosa che crediamo sia purtroppo negli intendimenti del centrodestra. Per quanto ci riguarda – continua De Luca - non faremo sconti sull'attribuzione delle competenze a questi enti, che dovranno essere costruiti per funzionare bene. In un'eventuale elezione siamo per l'elezione diretta: preferiamo di gran lunga che siano i cittadini a scegliere i propri rappresentanti dentro la cabina elettorale piuttosto che i capi di partito nel chiuso delle loro segreterie. E se si dovrà votare che lo si faccia in occasione delle elezioni europee, in quell'ottica di risparmio che deve essere sempre la bussola che orienti il nostro cammino. Non avrebbe senso chiamare due volte i siciliani alle urne e spendere il doppio dei soldi a distanza di 6 mesi”.
Nel dettaglio, le Province saranno sei più le tre Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina; il progetto di riforma individua gli organi di governo e la loro composizione, introducendo la figura del consigliere supplente; stabilisce le quote rosa nelle liste, con almeno un quarto delle candidature riservato a donne; prevede la doppia preferenza di genere, come nei Comuni; introduce il collegio unico per l’elezione del presidente della Città metropolitana e della Provincia, la divisione della circoscrizione elettorale in collegi per l’elezione dei consiglieri provinciali, in modo da dare adeguata rappresentanza a tutti i territori. Per le province con popolazione superiore al milione di abitanti sono previsti 36 consiglieri e massimo 9 assessori; per quelle tra cinquecentomila e un milione di abitanti, 30 consiglieri e fino a 7 assessori, mentre quelle con meno di 500.000 abitanti potranno eleggere 24 consiglieri e le giunte avranno massimo sei assessori.
Il sistema elettorale adottato sarà il proporzionale con metodo D’Hondt per l’assegnazione dei seggi alle liste. L’entrata in vigore della legge, dopo l’approvazione in Assemblea regionale, è condizionata all’abrogazione della legge Delrio da parte del Parlamento nazionale.
Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars, vede con favore la reintroduzione: “All'inizio di questa legislatura il Pd ha presentato all'Ars un disegno di legge per l'istituzione delle provincie. Una scelta, la nostra, determinata dai fatti: dopo il lungo iter che ha portato alla definizione dei Liberi Consorzi, durante i cinque anni del governo Musimeci abbiamo atteso invano le elezioni degli organi degli enti. A questo punto di fronte ad una costante incertezza, ai ritardi del centrodestra ed alla necessità di riassumere la piena governance delle competenze degli enti, ad iniziare da scuole e strade, meglio un 'ritorno alle province' piuttosto che lasciare tutto in questo limbo istituzionale".
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