Sentenza esemplare: punita "per calunnia" una querela pretestuosa
Una sentenza storica è stata pronunciata dal tribunale riguardo all'abuso che viene fatto delle querele per diffamazione per fermare i giornalisti scomodi. Un ex consigliere d'amministrazione di una banca umbra che aveva querelato un giornalista reo di aver pubblicato una storia scomoda, tacciata falsamente di diffamazione, è stato condannato per calunnia. Questa lite temeraria era stata intentata per tentare di scoraggiare il lavoro di un reporter.
Questa decisione rincuora tutti i giornalisti che svolgono il proprio lavoro con onestà intellettuale, sconosciuta a quanti si rivolgono al tribunale per chiudere la bocca e spuntare la penna ai reporter per bene.
La vicenda riguarda tutti i giornalisti e tutto il mondo dell'informazione, iniziando nel 2017 quando il giornalista Carlo Ceraso pubblica un articolo sul quotidiano online umbro Tuttoggi in cui critica Leodino Galli, ex consigliere d'amministrazione della Banca Popolare di Spoleto in quota alla minoranza della ormai fu Credito e Servizi, il cui fallimento è stato confermato anche dalla Corte di Appello di Perugia e di cui Bps detiene ormai appena il 9 per cento.
L'inchiesta di Carlo Ceraso che annuncia la scelta di Hanke & Co., "ripercorre così luci e ombre della carriera che Galli aveva svolto nell’ultimo ventennio in Scs. Tra cui un paio di ‘sviste’, come quando, siamo nel 2012, accompagnò un finanziere serbo che voleva depositare un bond da 100 milioni di euro rivelatosi una patacca. Episodio cristallizzato nelle carte dell’inchiesta che ha travolto la Popolare".
Le notizie contenute nell'articolo sono vere e verificate, anche di pubblico dominio e Galli lo sa. Nonostante ciò, ritiene che ci siano gli estremi per una querela per diffamazione a mezzo stampa e sporge denuncia alla Procura contro Carlo Ceraso. Tuttavia, la difesa, affidata all’avvocato Iolanda Caponecchi del foro di Spoleto, dimostra ben presto la correttezza della pubblicazione, tanto che Ceraso viene prosciolto su richiesta dello stesso magistrato inquirente.
Il pm Gennaro Iannarone ritiene che quella querela sia pretestuosa e apre d’ufficio un fascicolo nei confronti di Galli, che viene indagato per il reato di calunnia. Le risultanze dell’inchiesta vengono condivise dal Gip Amodeo che, dopo una breve camera di consiglio, dispone il rinvio a giudizio per il consigliere Galli.
Qualche giorno fa, per aver querelato il giornalista senza motivo, Leodino Galli è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione,
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