Trapani, il processo alle Ong. Il governo Meloni vuole i danni
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Entra sempre più nel vivo il processo, a Trapani, che vede imputate 21 persone per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, tra cui i membri degli equipaggi di tre navi appartenenti alle Ong "Jugend Rettet", "Save the Children" e "Medici senza Frontiere".
E aumenta anche lo scontro. Nel tribunale di Trapani l'ultima udienza è stata molto tesa .
Secondo l'accusa, gli equipaggi avrebbero organizzato "appuntamenti in mare" per imbarcare i migranti che erano stati costretti a salire su imbarcazioni malmesse dai trafficanti libici, al fine di raggiungere le navi delle Ong al largo delle coste.
Durante l'udienza, le difese hanno contestato l'ammissibilità degli interrogatori di alcuni degli indagati, a causa dell'utilizzo di un interprete di lingua tedesca, che le difese hanno accusato di essere influenzabile in quanto ex poliziotto. Tuttavia, il giudice Samuele Corso ha respinto le eccezioni difensive e ha affermato che le traduzioni degli interrogatori sono state effettuate in modo corretto e che i diritti delle difese sono stati pienamente garantiti.
Kathrin Schmidt, imputata della Iuventa: «Il tribunale si rifiuta di garantire pienamente il nostro diritto alla difesa, di poter comprendere le accuse contro di noi, di assicurare una partecipazione effettiva e l'equità del processo. Questo accade in un caso che gode di grande attenzione da parte dell'opinione pubblica, per cui è facile immaginare le conseguenze devastanti nei numerosi casi contro persone migranti che invece non godono della nostra visibilità».
“L’attività di pattugliamento delle acque appena esterne a quelle territoriali libiche svolta tra il 2016 ed il 2017 dalle Ong è diventata fattore di ‘attrazione’ per i migranti. Tale “pull factor”, che astrattamente ed in assenza di altri fattori non costituirebbe motivo di censura, assumeva invece assoluto rilievo laddove tale presenza era preceduta da forme variegate di appuntamento in specifiche zone o punti del mare, poiché i gruppi criminali tendevano a concentrare le partenze dalla costa in periodi in cui gli assetti navali erano presenti, massimizzando in tal modo il risultato connesso alla certezza del trasporto in Italia di tutti i gruppi di migranti”, così si legge nella premessa degli atti del processo.
Le Nazioni Uniteintanto condannano la criminalizzazione e la repressione dei difensori dei diritti umani coinvolti in enti di beneficenza per il salvataggio in mare in Italia, "I procedimenti in corso contro i difensori dei diritti umani delle Ong di ricerca e soccorso sono una macchia che oscura l'Italia e l'impegno dell'UE per i diritti umani", ha affermato Mary Lawlor, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani. Nel maggio 2022 presso il Tribunale di Trapani è stato aperto un procedimento penale preliminare contro 21 persone – tra cui quattro membri della squadra di ricerca e soccorso della Iuventa, e difensori dei diritti umani di altre imbarcazioni civili – per presunta collaborazione con trafficanti di esseri umani. Sono accusati di favoreggiamento dell'immigrazione illegale in relazione a diverse missioni di salvataggio condotte nel 2016 e nel 2017. Prima del suo sequestro nel 2017, la nave Iuventa era stata coinvolta nel salvataggio di 14.000 persone in pericolo in mare. “Sono stati criminalizzati per il loro lavoro sui diritti umani. Salvare vite non è un crimine e la solidarietà non è contrabbando", ha affermato Lawlor.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell'Interno hanno presentato istanza di costituzione di parte civile in giudizio, chiedendo il risarcimento dei danni che si asseriscono cagionati dai presunti reati. Il giudice pronuncerà la decisione sulla partecipazione del governo nella prossima udienza del 25 febbraio 2023.
Il procedimento contro l'equipaggio della Iuventa è proseguito sullo sfondo delle nuove restrizioni imposte dalle autorità italiane alla ricerca e al soccorso dei civili. Dal dicembre 2022, le navi delle ONG sono state costantemente istruite a sbarcare le persone soccorse nei porti dell'Italia settentrionale e centrale, a diversi giorni di distanza dai siti di soccorso nel Mar Mediterraneo centrale. La pratica è stata accompagnata da nuove norme per la ricerca e soccorso civile introdotte dal decreto legislativo 2 gennaio 2023. In base alle nuove regole, ai capitani delle Ong è di fatto impedito di effettuare più soccorsi nel corso di una missione e devono navigare verso il porto indicato di sbarco senza indugio, pena pesanti sanzioni.
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