Dopo le 14 intimidazioni a Petrosino serve una risposta collettiva. Il punto sulle indagini
Adesso a Petrosino serve la reazione della città. Serve, dopo l’intimidazione collettiva, una risposta collettiva, una presa di posizione palese, e senza paura della comunità. Una manifestazione, un metterci la faccia, tutti, contro chiunque abbia in testa di creare paura nella piccola comunità.
Perchè è un qualcosa di molto anomalo quanto successo nella notte tra il 26 e il 27 gennaio. Con le chiare intimidazioni nei confronti di 14 attività commerciali, di ogni genere, dai negozi ai bar, dalle officine, ai grossisti. Davanti alle saracinesche delle attività sono state lasciate delle bottiglie incendiarie, con all’interno benzina, e un accendino appeso. Un chiaro segno intimidatorio, che però si dimostra molto anomalo. I 14 commercianti hanno fatto denuncia, e sono serrate le indagini delle forze dell’ordine. Si stanno soprattutto visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza nei pressi delle attività prese di mira. Una di queste telecamere avrebbe registrato quanto accaduto. Tra le 23 e l’una di notte avrebbero agito due coppie di ragazzi, su due scooter senza targa, a volto coperto.
“La paura è che ci sia qualche gruppo criminale che cerca di farsi avanti”, dice un commerciante. Le vittime di queste intimidazioni non sono uscite allo scoperto, ma hanno denunciato tutto alle forze dell’ordine.
Il caso è molto inquietante, ed è avvenuto a pochi giorni dalla cattura di Matteo Messina Denaro. Non ci sono ad oggi risultanze investigative che legherebbero l’accaduto alla mafia, e a nuovi assetti criminali.
A Petrosino fino a poco tempo fa reggeva la famiglia mafiosa Marco Buffa. E’ stato arrestato nei mesi scorsi, nell’operazione antimafia Hesperia, l’ultima grande operazione prima della cattura di Messina Denaro. Proprio Marco Buffa - condannato a 16 anni di carcere per mafia - venne redarguito da altri esponenti mafiosi perchè avrebbe messo in giro la voce che Matteo Messina Denaro fosse morto.
“E’ difficile dire cosa stia accadendo e quale sia la ragione di queste intimidazioni. Per la dinamica sembra quasi un messaggio interno alla malavita”, dice il sindaco Giacomo Anastasi. “In questo territorio questo criminale imbecille crede di voler dire che comanda. Si sbaglia, qui comanda la legalità”, aggiunge il sindaco rincuorato dal fatto che tutti i commercianti abbiano fatto denuncia.
Adesso, però, serve qualcosa di più. Perchè intimidazioni di questo genere, così diffuse e inquietanti non si possono lasciar passare. Serve, appunto, una risposta collettiva, della città, di una comunità, quella di Petrosino, molto umile, che lavora e che non può girarsi dall’altra parte a minacce del genere.
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