Marsala, poliziotto condannato per maltrattamenti, violenza sessuale e lesioni ai danni dell'ex compagna
Sarebbe stata una vita d’inferno, per almeno sette anni, quella di una donna marsalese legata sentimentalmente ad un poliziotto di origine nissena che, per un’ingiustificata gelosia, l’avrebbe maltrattata, insultata, picchiata e anche violentata. E per questo, adesso, il poliziotto, F.F.S., di 51 anni, in passato in servizio a Ferrara e a Palermo, è stato condannato, con rito abbreviato, dal gup di Palermo Filippo Serio a quattro anni, otto mesi e 20 giorni di carcere.
Le imputazioni: maltrattamenti familiari, violenza sessuale e lesioni personali in danno della compagna, A.P.V., di 40 anni. I fatti contestati dall’accusa si sarebbero svolti tra il 2014 e il 2021 a Marsala, Ferrara e Palermo. Nel processo, la donna si è costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Leonardo Genna del Foro di Marsala. E il giudice Serio le ha accordato il risarcimento danni da quantificare in sede civile, con una “provvisionale” immediatamente esecutiva di 5 mila euro. Il poliziotto - per il quale erano già state emesse misure cautelari quali il divieto di avvicinamento e di comunicazione con l’ex compagna, nonché il divieto di dimora nel Comune di Marsala (dove la coppia ha inizialmente vissuto) – è stato anche interdetto dai pubblici uffici per cinque anni. Secondo l’accusa, nel corso di varie “scenate di gelosia”, avrebbe aggredito la donna, colpendola con calci e pugni, anche quando era incinta, accusandola di avere una relazione con un altro uomo nel periodo in cui si erano lasciati. L’avrebbe, inoltre, violentata in almeno due occasioni, insultata, minacciata e controllato ogni suo spostamento impedendole ogni forma di relazione sociale.
In un’altra occasione, sarebbe andato in escandescenze scagliandole addosso il telefono cellulare e colpendola a testate sulla fronte. La donna decise di interrompere la relazione dopo l’aggressione subita il 27 marzo 2021. Per denigrarla, l’uomo avrebbe anche contattato la moglie del suo datore di lavoro dicendole che era l’amante del marito. Nel frattempo, dalla relazione erano già nati tre figli. “Invito le donne a denunciare – ha detto A.P.V. dopo la sentenza – anche quando temono di non essere credute per il ruolo o la posizione sociale o di lavoro dei loro uomini.
Bisogna farlo anche per dare un esempio positivo ai figli”. Il procedimento penale, a seguito della denuncia della donna, era stato avviato a Marsala, con un “incidente probatorio” davanti al giudice Riccardo Alcamo nel corso del quale la compagna del poliziotto ha confermato le accuse. Poi, siccome altre violenze sarebbero state commesse a Palermo, il processo è proseguito nel capoluogo dell’isola.
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