Traffico di sigarette dal Nord Africa a Marsala e Mazara. Condannate dieci persone
Dieci persone, otto italiani e due tunisini, sono state condannate con rito abbreviato dal gup di Palermo Giuliano Castiglia per contrabbando internazionale di sigarette estere.
Si tratta di soggetti coinvolti nell’operazione della Guardia di finanza “Blu Wave” del 30 novembre 2021, coordinata dagli uffici italiani di “Eppo”, la Procura europea che indaga sui reati che “ledono gli interessi finanziari dell’Unione”. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, le sigarette arrivavano via mare, con pescherecci e motoscafi, dal Nord Africa e venivano sbarcate sulle coste tra Marsala, Mazara del Vallo e Campobello di Mazara, in qualche caso anche nel Siracusano, per poi essere stoccate in un magazzino di Mazara e quindi trasportate a Palermo per essere vendute sui banchi del mercato di Ballarò. La pena più severa (otto anni, due mesi e 20 giorni di carcere) è stata inflitta dal gup Castiglia a Bartolomeo Bertuglia, 54 anni, di Campobello di Mazara, sottufficiale in servizio alla Capitaneria di Porto di Palermo, già arrestato sempre per contrabbando il 9 novembre 2021.
A 7 anni e mezzo, invece, è stato condannato il 47enne palermitano Antonino Lo Nardo, ritenuto esponente di vertice dell’organizzazione, già arrestato alcuni anni fa nell’operazione “Barbanera”. Questi gli altri condannati: Vito Agnello (5 anni, 4 mesi e 20 giorni), Mehdi Ammari (3 anni e 4 mesi), Francesco Bertuglia, fratello di Bartolomeo (4 anni e mezzo), Fabio Bruno (4 anni e 2 mesi), Alfredo Caruso (5 anni e 3 mesi), Giulio Di Maio (6 anni e mezzo), Mohamed Hassen Hamza (4 anni e 4 mesi) e Giuseppe Giacomo Licata (4 anni e 4 mesi). Inflitte anche multe per diversi milioni di euro. L’inchiesta, coordinata dai procuratori europei delegati Gery Ferrara e Amelia Luise, è stata condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo, che nella notte tra il 29 e il 30 novembre hanno fermato 13 persone (in sei percepivano il reddito di cittadinanza), denunciandone altre due, appartenenti a due gruppi criminali differenti ma collegati tra loro.
Dalla Tunisia sarebbero arrivate in Sicilia circa 23 mila tonnellate di sigarette, con evasione d’imposta per oltre 10 milioni di euro. Sequestrate anche alcune auto e altri veicoli per il valore di 150mila euro, compreso il rimorchiatore “Totò” di proprietà di Bartolomeo Bertuglia. Il sistema di trasporto delle “bionde” prevedeva l’invio via mare della merce su “navi madre” che poi, al limite delle acque territoriali, si incontravano con natanti di piccole dimensioni provenienti dall’Italia, sui quali venivano trasbordate le casse. Assolti cinque imputati. E cioè Mohamed Baili, Said Hamza, Samir Kacem, tutti difesi dall’avvocato Alessandro Casano, Calogero Stassi e Walid Mirghili. Nel corso di questi anni, l’indagine si è incrociata con altri sequestri eseguiti a bordo di pescherecci fermati a ridosso delle coste trapanesi. Come il 21 novembre 2019, quando i finanzieri hanno inseguito e fermato il motopesca Yassin, una cosiddetta “nave madre” con a bordo sei “sedicenti egiziani” e un libico. Nella stessa operazione, coordinata dalla Procura di Marsala, furono fermate altre quattro imbarcazioni, con a bordo circa quattromila chili di sigarette (marca Oris e Pine) e una valigia con 170mila euro in contanti. Già in quei mesi, tuttavia, gli organizzatori dei traffici erano sotto intercettazione. “Già dal settembre 2020 – si legge nel provvedimento di fermo dell’operazione Blu Wave - le conversazioni intercettate hanno consentito di ricostruire il progetto, poi realizzato, di costituire una stabile organizzazione con terminali in Italia e in Tunisia finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri e di avviare tale sinergica collaborazione introducendo nel territorio italiano, come primo traffico del gruppo criminale, circa tre tonnellate di sigarette provenienti dalla Tunisia e dalla Libia, a bordo di un peschereccio che, in acque internazionali a ridosso delle coste trapanesi, avrebbe operato un trasbordo a favore di due imbarcazioni inviate dall’Italia”. Le indagini hanno cristallizzato almeno quattro distinte spedizioni dal Nord Africa e in tutti gli episodi si è registrato che le comunicazioni dei contrabbandieri avvenivano sempre a ridosso del trasporto.
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