Lavoratori in nero, col reddito di cittadinanza. Otto ristoranti chiusi in provincia di Trapani
La Guardia di Finanza ha scoperto in provincia di Trapani 22 lavoratori in nero nel settore della ristorazione, e ha chiuso otto locali.
I finanzieri nei giorni socrsi nei giorni scorsi hanno passato al setaccio le strutture ricettive (alberghi, residence, case vacanze, b&b), ristoranti e bar del territorio trapanese (isole comprese). Di questi, 5 lavoratori (2 a Marsala, 2 a Mazara del Vallo, 1 a Castelvetrano) erano anche percettori del reddito di cittadinanza.
Le Fiamme Gialle trapanesi hanno eseguito accessi nelle ore serali nei confronti di una ventina di esercenti attività d’impresa dislocati sul territorio procedendo al controllo delle autorizzazioni e della regolarità delle posizioni lavorative del personale impiegato.
Nel corso degli interventi, sono stati riscontrati complessivamente 22 lavoratori totalmente “in nero” (oltre il 25% del personale controllato) di cui un minorenne mentre tre lavoratori sono risultati irregolari.
Per i cinque percettori del reddito di cittadinanza è scattata anche la denuncia alla Procura della Repubblica oltre la segnalazione all’INPS.
Inoltre, nei confronti di otto imprese controllate, i finanzieri hanno proposto la sospensione dell’attività imprenditoriale all’Ispettorato del Lavoro di Trapani.
SINDACATI. I segretari generalidi Cgil, Cisl e Uil Trapani Liria Canzoneri, Leonardo La Piana e Tommaso Macaddino, insieme ai segretari di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Temp Anselmo Gandolfo, Stefano Spitaleri, Leonardo Falco, esprimono apprezzamento per l’operazione del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Trapani che nei giorni scorsi ha permesso di individuare 22 lavoratori irregolari impiegati nel settore turistico-alberghiero, in particolare in alberghi, residence, case vacanze, b&b, ristoranti e bar.
“Un’operazione importante – affermano –,indispensabile a porre un freno deciso al fenomeno del lavoro irregolare nel nostro territorio, nel rispetto sia dei lavoratori sia delle aziende in regola che subiscono forme insostenibili di illegittima e sleale concorrenza. Non si può giustificare il lavoro sommerso con l’alibi della crisi.Chi offre rapporti di lavoro in nero, sottopagato, senza alcuna tutela di sicurezza non può essere giustificato. Le assunzioni irregolari inquinano la concorrenza leale fra imprese e determinano una distorsione del marcato del lavoro che non può essere tollerata. Questa operazione – concludono - è il risultato di quella attività di controllo del territorio, di difesa dell’economia sana e del lavoro legale, che Cgil, Cisl e Uil da sempre auspicano”.
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