Truffa: processo a Marsala per un cassiere e un direttore di banca
Un cassiere e un direttore di banca (filiale Banca Nuova di Campobello di Mazara) sono sotto processo, in Tribunale, a Marsala, con l’accusa di truffa continuata in concorso in danno di alcuni correntisti. Questi ultimi, infatti, hanno denunciato ammanchi dai loro conti, affermando che i prelievi di denaro contante che risultavano sulla carta non erano stati loro, in realtà, ad effettuarli.
Imputati sono Vito Bono, di 65 anni, e Calogero Margiotta, di 55, all’epoca dei fatti (tra il 2015 e il 2016), rispettivamente direttore e cassiere di Banca Nuova a Campobello.
Secondo l’accusa, i due bancari avrebbero truffato i correntisti, spesso poco scolarizzati, facendo talvolta loro firmare, con varie scuse, distinte di prelevamento di denaro contante che poi spariva dai conti correnti per finire non si sa bene dove.
Il processo si tiene davanti al giudice monocratico Matteo Giacalone. A sostenere l’accusa è il pm Ignazia Uttoveggio. Una ventina sono i risparmiatori che affermano che dai loro conti sono sparite somme (in un caso, addirittura 32 mila euro con vari prelievi da mille) a loro insaputa, anche se dalle carte risultava che a prelevare il contante erano stati loro. L’indagine è stata condotta dalla Guardia di finanza. A rinviare a giudizio Bono e Margiotta è stato il giudice delle udienze preliminari Annalisa Amato. Nel capo d’accusa si legge, tra l’altro, che i due bancari “in concorso morale e materiale tra loro, con più condotte esecutive del medesimo disegno criminoso, mediante artifici e raggiri consistiti nel far sottoscrivere ad anziana e analfabeta correntista ulteriori moduli in bianco di distinte di prelevamento di denaro dal conto, oltre le distinte relative ad operazioni effettivamente volute e poste in essere (adducendo varie giustificazioni quali problemi al sistema informatico, presenze di firme illeggibili o inceppamenti della stampante che avevano rovinato le distinte già firmate), o apponendo in particolare il Margiotta la firma apocrifa apparentemente riconducibile” al correntista.
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