Violenza sessuale di gruppo a Campobello, in tre chiedono il rito abbreviato
Sconto di un terzo di pena in caso di eventuale condanna e minore esposizione mediatica. Probabilmente, sono stati questi i motivi che hanno spinto tre dei quattro giovani arrestati a fine aprile scorso dai carabinieri di Campobello di Mazara con l’accusa di violenza sessuale di gruppo a chiedere, ieri, davanti al gup di Marsala, il processo con rito abbreviato (si comincerà il 14 gennaio).
A far scattare il procedimento è stata la denuncia di una ragazza di 18 anni, che ha raccontato di essere stata abusata all’interno di una villetta della frazione balneare di Tre Fontane, dove era stata invitata con la scusa di una festa con ragazzi e ragazze, ma quando è arrivata ha trovato soltanto maschi. E dopo un rapporto sessuale consensuale con uno di loro, quest’ultimo ha invitato gli altri a fare sesso con lei. Contro la sua volontà. Ad abusare della giovane sarebbe stato uno dei ragazzi presenti al festino, mentre gli altri avrebbero assistito. Lo scorso 2 luglio, la ragazza è stata ascoltata in “incidente probatorio” davanti al gip di Marsala e ha confermato le accuse, anche se i legali dei quattro accusati hanno evidenziato “contraddizioni” e “punti ancora oscuri” nel suo racconto.
A chiedere, il rito abbreviato sono stati i cugini Eros e Francesco Biondo, 23 e 24 anni, di Marsala, entrambi rinchiusi in carcere, nonché Giuseppe Titone, di 20. Quest’ultimo, insieme a Dario Caltagirone, di 21 anni, in aprile è stato posto agli arresti domiciliari. Titone e Caltagirone sono di Campobello di Mazara. Un minorenne, infine, è indagato a piede libero. Pm titolare del procedimento è Marina Filingeri. I quattro giovani imputati sono accusati “in quanto, a titolo di concorso morale e materiale tra loro, costringevano e inducevano la vittima a subire atti sessuali sia mediante violenza fisica sia abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della persona offesa”. Alla prima udienza preliminare si è costituita parte civile il Centro antiviolenza “La casa di Venere”.
A rappresentarla è l’avvocata Roberta Anselmi, specialista nella tutela delle donne vittime di violenza, che ha dichiarato: “Fare politica femminile significa tutelare, sostenere i diritti delle donne che ancora oggi continuano ad essere calpestati. Noi oggi siamo qui per dire ancora una volta “No alla violenza sulle donne e con questo atto, con la nostra costituzione di parte civile sosteniamo le donne nei processi perché anche noi come associate siamo parti danneggiate dal reato, non solo la donna che ha subito violenza poiché sono stati violati i principi e gli obiettivi della nostra associazione.
Affiancare le donne nelle aule dei Tribunali è fondamentale per farle sentire meno sole, per sostenerle ed accompagnarle in un percorso difficile dove ancora oggi orbitano pregiudizi, stereotipi, dove le donne spesso non sono credute anzi nella maggior parte dei casi sono considerate corresponsabili dei reati di cui sono vittime e per evitare la cosiddetta vittimizzazione secondaria, effetto collaterale di cui è affetto il 90% delle donne e per dare un segnale forte a coloro che non hanno il coraggio di denunciare”.
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