Una battaglia persa?
di Katia Regina
Letizia Battaglia non sa fare foto pubblicitarie, oppure, le foto pubblicitarie di Letizia Battaglia le capiremo tra qualche anno.
Sono queste le due ipotesi che avanzo. Nel primo caso non solo non mi scandalizzo, ma provo maggiore stima per la straordinaria fotografa palermitana al centro della querelle per gli scatti commissionati dalla casa automobilistica Lamborghini. La prima donna fotoreporter d'Italia assunta dal glorioso quotidiano L'Ora di Palermo. Un'artista dotata di un coraggio scandaloso, che, durante la sua lunga carriera, ha solo e sempre immortalato l'umanità nelle sue infinite sfaccettature: dolore, miseria, spensieratezza, ma soprattutto orrore e morte. Cadaveri di mafiosi come quelli di uomini delle istituzioni, immagini cruente, raggelanti. Ma, anche negli scatti più terribili, ha saputo individuare e mostrare l'umano seppur atroce. Senza i suoi scatti la storia di Palermo sarebbe monca, insufficiente per comprendere davvero lo strazio e la bellezza di questa terra. La sua tecnica non credo abbia mai tenuto conto dei trucchetti del marketing, non ha mai avuto bisogno di usare il sangue finto. Gli scatti per la Lamborghini non sono sbalorditivi, si espongono con sfacciataggine alle critiche dei signori del mercato, sgomentano quanti si sentono depositari del buon gusto. E mi piace pensare che sia stata guidata da una forza inconscia.
Letizia Battaglia non ha bisogno delle mie congetture psicoanalitiche, non ha bisogno di essere difesa, la sua storia l'assolve, il suo alibi è perfetto.
Proviamo ora a considerare la seconda ipotesi: l'accusa di ammiccamento da parte della ragazzina fotografata in primo piano. Quel giovane corpo ancora acerbo stride con il messaggio. La trasforma in una novella Lolita che invita alla perdizione senza neppure indossare calze a rete, ma vestendo gli abiti che tutte le ragazzine indossano, ogni giorno. Qualcuno ha visto pure una forma di sfruttamento del corpo femminile, con l'aggravante della fanciullezza, e questo aspetto è inaccettabile in una società che ha istituito la Giornata Mondiale del fanciullo. Una sensibilità conquistata e necessaria che, tuttavia, non è ancora in grado di proteggere i fanciulli sfruttati e abusati fisicamente e sistematicamente in ogni angolo del pianeta. Lo scatto di Letizia Battaglia, quello sotto accusa, forse lo capiremo tra qualche anno, come fu per Nabokov con il suo romanzo più famoso. Il suggerimento di questa settimana lo trovate su Youtube
“Letizia Battaglia – Shooting the mafia” un docufilm per conoscerla meglio, un esercizio di ripasso per tutti noi.
[la foto in evidenza è ripresa dal servizio di Letizia Battaglia per Lamborghini]
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