Il governo siciliano vuole spalmare i debiti in dieci anni. La Corte dei Conti dice no
Governare facendo debiti e poi rateizzarli nel lungo periodo vìola il principio dell’equità intergenerazionale, cioè che i figli e i nipoti paghino i debiti dei padri e dei nonni. È il concetto, in parole povere, più volte richiamato dalla Corte dei Conti ed espresso dalla Corte Costituzionale.
Il no alla proposta del Governo Musumeci di spalmare in 10 anni il disavanzo della Regione Sicilia, il cui importo recentemente riaccertato ha evidenziato un “buco” di 1,5 miliardi, emerge implicitamente dal parere delle Sezioni riunite in sede consultiva della Corte dei Conti, reso il 17 ottobre 2019 sulla proposta di decreto legislativo in attuazione dello Statuto, presentata dalla Commissione paritetica Stato-Regione.
L’ultimo articolo riguarda la possibilità di introdurre delle nuove norme per ripianare il maggiore disavanzo, che i magistrati contabili hanno dichiarato inopportuno. Rischia quindi di andare in fumo il piano della Regione Siciliana di scongiurare il pericolo di dover sanare un debito di circa un miliardo e mezzo entro la legislatura, cioè nei prossimi tre anni. Poco importa recriminare che il buco risalga al governo Crocetta e a quelli precedenti. Senza un intervento dello Stato, non resterebbe ora che intervenire con una manovra costellata da drastici tagli di spesa.
Sulla vicenda è intervenuto ieri il deputato regionale M5s Luigi Sunseri: “Dal parere reso dalla Corte dei Conti in sezioni riunite (in sede consultiva) in merito allo schema di decreto legislativo “Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Siciliana in materia di armonizzazione dei sistemi contabili, dei conti giudiziali e dei controlli”, la Corte ha sostanzialmente detto “no” alla proposta della Regione di spalmare in dieci anni il proprio disavanzo. Una “rateizzazione” che i magistrati hanno considerato “inopportuna”.
Per i meno tecnici… cos’è il disavanzo? È lo squilibrio che si crea quando in un bilancio le uscite superano le entrate. Ripianare il disavanzo di un bilancio in archi temporali troppo ampi, rispetto all’ordinario ciclo di bilancio, presenta profili di incostituzionalità. Lo ha detto e ripetuto più volte la Corte Costituzionale. L’ho detto decine e decine di volte io in aula e in commissione bilancio.
Perché? È semplice. La lunghissima dilazione temporale finisce per confliggere con elementari principi di equità intergenerazionale.
Se si vuol esser credibili, occorre presentarsi con un piano di riforme, tale che possa aumentare le entrate e diminuire le spese, provando a sanare un bilancio che ormai appare distrutto.
Se tutto ciò Nello Musumeci non intende farlo, ha due strade. Dimettersi o spegnere tutte le luci della Regione e mettere in vendita Palazzo d’Orleans”.
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