Sicilia, il naufragio di Lampedusa. Tredici donne morte, avrebbero potuto salvarsi
E' di tredici vittime, tutte donne, il bilancio dell'ennesimo naufragio al largo delle coste siciliane. Oggi riprendono le ricerche dei dispersi a Lampedusa, dopo il naufragio di una cinquantina di migranti. Le condizioni meteo sono proibitive.
C’erano una cinquantina di persone a bordo del barchino che è naufragato, in maggioranza tunisini e subsahariani. Secondo una prima ricostruzione, quando sono arrivate le motovedette per procedere al trasbordo i migranti si sono spostati tutti da un lato e, complice il mare mosso, hanno fatto ribaltare l’imbarcazione.
“A bordo erano tutti senza salvagente, se lo avessero avuto ora sarebbero tutti salvi”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella incontrando i cronisti a Lampedusa. “Sul barcone – ha aggiunto – erano più di 50. La maggior parte dei sopravvissuti, 13 uomini e 9 donne, sono salvi solo grazie al coraggio degli uomini della Guardia Costiera e della Gdf“.
Fra i morti ci sarebbe anche una bimba di 8 mesi con la sua mamma. Lo dice una superstite che racconta e chiede, in continuazione, notizie della sorella e della nipotina.
Ci sarebbero anche 8 bambini tra i dispersi: secondo quanto si apprende, lo hanno raccontato i sopravvissuti agli uomini della Guardia costiera e della Gdf che li hanno soccorsi.
La Procura di Agrigento ha aperto una inchiesta per il naufragio. Il fascicolo è, al momento, contro ignoti. Il procuratore capo Luigi Patronaggio ha inviato Lampedusa un sostituto che seguirà da vicino l’evolversi della situazione.
Dal 2014, anno in cui, come ricorda l’Organizzazione internazionale Save The Children, l’Europa ha iniziato a discutere per cercare un’azione congiunta per il salvataggio e l’accoglienza, hanno perso la vita nel Mediterraneo oltre 18.800 persone (dati Unhcr). «E si è rinunciato progressivamente alle operazioni di ricerca e soccorso privilegiando la protezione dei confini e arrivando a scoraggiare l’impegno di tanti per il salvataggio in mare», commenta Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa di Save the Children.
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