Pd in Sicilia al collasso. La telenovela continua
Continua la non appassionante telenovela del Partito Democratico in salsa regionale. Ci provano a ripartire dai territori, ci provano a dare una parvenza di buon senso e a salvare il salvabile, non ci riescono.
Una conferenza stampa, quella di ieri tenuta all’ARS da tre deputati regionali, Michele Catanzaro, Nello Di Pasquale e Giuseppe Arancio, che non ha esplicitato nulla di nuovo, che non ha dettato una linea.
Un richiamo all’unità e fuori dalle correnti per provare a stare uniti, non escludendo l’accordo con i Cinque Stelle, che indicano come dialogo regionale e non come accordo politico.
Siamo alla fase terminale di un partito che viene guardato dal di fuori come un ectoplasma.
Si parlano addosso, cercano di tenere tutti dentro perché i numeri servono, ma raccontano ai siciliani le stesse piaghe putride di un partito a cui gli elettori hanno staccato la spina tempo fa.
Oltre le correnti, in un abbraccio che sembra mortale per qualcuno, un suicidio per altri, la vittoria di Pirro per altri ancora.
Un contenitore vuoto, con le facce di sempre, che giocano a scacchi e pensano poco a rilanciare le idee programmatiche. Il fatto è che per rilanciare le idee prima le devi creare, trovare. Fumata nera.
Pure Peppino Lupo, capogruppo all’ARS, ha intonato il canto del richiamo della sirena: Faraone ritiri la sua sospensione dal partito. Dovrebbe finire tutto così, come un interruttore.
Nessuna scissione del Pd, dicono, che porterebbe alla sconfitta di tutti, ci si ritrovi uniti e al lavoro per la creazione della futura segreteria regionale.
Se non ci fosse da piangere verrebbe da ridere.
Scissi all’interno del Pd lo sono da anni, ogni corrente ha il suo codazzo che non dialoga con altri, divisi da idee e modus operandi.
E la nuova segreteria regionale viene adesso, tra gli altri, reclamata da Nello Di Pasquale, ragusano, che ha marciato insieme a Davide Faraone da Ragusa fino a Catania. In questa conferenza stampa di ex renziani e di nuovi zingarettiani la presenza di Michele Catanzaro quasi appare fuori posto.
E’ per questo che all’appello di facciata dell’unità non crede più nessuno.
Da questa conferenza stampa ne esce almeno un quadro di sintesi chiaro: sono pronti a collaborare attivamente con il commissario Alberto Losacco.
Tutti allineati e coperti, tutti zingarettiani per necessità, per comodità.
Del resto il quadro nazionale è chiaro, a chi la politica la sa leggere: molti renziani stanno lasciando la barca per allinearsi al segretario nazionale, salvare la candidatura la prossima volta è indispensabile. Un salvagente per molti.
Non è il momento della sintesi, auspicata dai più, è il momento delle scelte coraggiose.
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