iPhone nuovo vs ricondizionato: pro e contro di entrambi
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Vanno per darle, ma le prendono. E’ questa, in estrema sintesi, la storia di un processo che davanti al giudice monocratico Lorenzo Chiaramonte vede imputato, per lesioni personali e minaccia, il 54enne pregiudicato marsalese Luigi Scoma.
I fatti sono del 19 settembre 2015, quando intorno alle 19.30, in una pasticceria di via degli Atleti, dove lavorava lo Scoma, si presentarono Giovanni e Giuseppe Figlioli. Questi ultimi, pare, fossero andati a trovare Scoma per contestargli una relazione sentimentale extraconiugale e forse picchiarlo. E invece le hanno prese. Colpiti con calci e pugni, i due Figlioli riportarono lesioni che i medici del Pronto soccorso dell’ospedale di Marsala giudicarono guaribili in trenta giorni (per Giuseppe Figlioli) e cinque giorni (per Giovanni Figlioli). Il primo, infatti, riportò un “trauma contusivo distorsivo al ginocchio sinistro con frattura della metafisi prossimale della tibia e della testa del perone. Mentre per il secondo, contusione toracica e graffi al volto. Inoltre, secondo l’accusa (indagine coordinata dal sostituto procuratore Federico Panichi), a Giovanni Figlioli lo Scoma avrebbe detto: “Ti ammazzo, ora ti faccio vedere io”. Adesso, a conclusione della fase dibattimentale, il pubblico ministero ha invocato la condanna di Scoma a cinque mesi di reclusione. Ma il suo difensore, l’avvocato Andrea Pellegrino, ha sostenuto che deve essere assolto. Per quanto riguarda le lesioni, “in quanto Scoma ha agito per legittima difesa”, mentre per la minaccia perché “in aula nessun testimone ha dichiarato di avere sentito pronunciare le parole: ti ammazzo”. Nella sua arringa difensiva, Andrea Pellegrino ha citato persino gli scrittori Andrea Camilleri e Italo Calvino (“Il cavaliere inesistente”). Quest’ultimo in relazione a un testimone che, a giudizio del giovane legale, non avrebbe apportato alcun contributo all’accertamento dei fatti. Il giudice Chiaramonte dovrebbe emettere la sentenza il 18 luglio. Il nome di Scoma era salito alla ribalta delle cronache il 29 aprile 2004, quando fu arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Peronospera II”. In primo grado, il 28 aprile 2007, il Tribunale di Marsala lo condannò a sette anni di carcere. In appello la pena gli fu ridotta a un anno in “continuazione” con altra condanna subita in precedenza.
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