iPhone nuovo vs ricondizionato: pro e contro di entrambi
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C’è un secondo capitolo nella storia del “farmacista enologo” denunciato per esercizio abusivo della professione, vicenda che abbiamo raccontato ieri su Tp24.it.
Il “farmacista enologo”, infatti, ha deciso di difendersi presentando ai carabinieri una contro-denuncia con cui accusa il cliente presentatosi durante il turno notturno, chiedendo il Ventolin per la moglie che aveva una crisi d’asma, di averlo minacciato gravemente. Anche di morte.
A denunciare l’insolito commesso di una farmacia dell’entroterra marsalese (commesso marito della titolare, in quelle ore assente) è stato un marsalese di 37 anni, M.A., che per avere assistenza legale si rivolto agli avvocati Vincenzo Forti e Gianluca Blunda.
I fatti sono relativi ad alcuni giorni fa, quando, intorno all’una di notte, M.A. viene svegliato di soprassalto dalla moglie in preda ad una forte crisi d’asma. In gran fretta, quindi, l’uomo si riveste e si reca alla farmacia di turno più vicina, dove però il commesso gli risponde che per dargli il farmaco ha bisogno della ricetta medica. Suggerendogli di andare alla Guardia medica di Strasatti. Qui, il medico gli fa subito la ricetta, ma gli dice anche che questa non era necessaria vista la particolare patologia e l’urgenza. Lui ritorna in farmacia, mostra la ricetta e riferisce quanto gli ha poco prima detto il medico. E sarebbe stato proprio questo ad indispettire il commesso, che secondo quanto denunciato da M.A. non avrebbe voluto più dargli il farmaco. “Non te lo meriti” gli avrebbe detto il commesso. Ne scaturisce, naturalmente, un vivace alterco, che M.A., all’insaputa del commesso della farmacia, registra con il suo telefonino. “Ciò perché presagiva, probabilmente, una reazione calunniosa” afferma l’avvocato Vincenzo Forti. Ma in questa registrazione, spiega il legale, “non si sente alcuna minaccia, solo qualche insulto dovuto alla tensione del momento, ma questo non è più reato”. A differenza di M.A., intanto, il commesso della farmacia non ha allegato alcuna registrazione alla sua denuncia. Affermando che non sempre l’impianto di video—sorveglianza è funzionante. E che comunque, essendo trascorsi alcuni giorni, ormai l’eventuale registrazione è andata perduta. Sulle denunciate minacce, quindi, non avrebbe prove concrete.
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