L'arresto di Arata: "Socio occulto di Nicastri, finanziatore di Messina Denaro"
Il settore delle energie rinnovabili «è stato oggetto in tempi recenti di particolari attenzioni da parte di Cosa Nostra e degli imprenditori a questa vicini e/o contigui». È quanto si legge nell'ordinanza del Gip di Palermo di applicazione delle misure cautelari nei confronti, tra gli altri di Paolo Arata e Vito Nicastri.
DA RIINA A MESSINA DENARO
Una «confluenza di interessi, da parte di più articolazioni mafiose», che «è stata plasticamente rappresentata dal suo capo assoluto», Totò Riina, «il quale durante la sua detenzione nel carcere milanese di Opera, nell'affrontare temi e vicende relative ad altre questioni criminali, commentava già nel 2013 con il suo interlocutore la decisione di speculare nel settore eolico da parte del latitante Matteo Messina Denaro, reo a dire del Riina di tralasciare gli affari tradizionalmente oggetto delle attività criminale di Cosa Nostra e di dedicarsi ai "pali", figura retorica utilizzata dal boss per indicare l'attività imprenditoriale riferibile al settore dell'eolico». «Era assolutamente prevedibile, dunque -sottolineano i magistrati- che in ogni affare che dovesse e potesse interessare tale settore venisse coinvolto proprio Vito Nicastri».
I SOCI ARATA E NICASTRI
«Sono Arata il socio di..Vito..», così Paolo Arata, ex consulente per l'Energia della Lega, si qualificava alludendo alla sua società con l'imprenditore in odore di mafia Vito Nicastri, anche lui finito in manette. I due erano soci occulti, Nicastri era ai domiciliari perché ritenuto tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. «Eh...è un bel problema questo...soprattutto per lui, ma anche... insomma,.. tutte le cose che abbiamo insieme, così», diceva Arata riferendosi al fatto che il socio era agli arresti.
«Io sono socio di Nicastri al 50%», spiegava non sapendo di essere intercettato. Tra le società comuni la Etnea srl e la Solcara srl, entrambi operanti nelle energie rinnovabili. «Ero socio con Vito che era il più bravo del settore.., il più bravo... il più bravo in assoluto, lo chiamano il re dell'eolico. Abbiamo fatto due società, una nostra... va bene,poi la seconda me l'ha fatta fare con lui e anche questa abbiamo avuto gli stessi problemi», spiegava.
LE INTERCETTAZIONI
«Quanto gli abbiamo dato a Tinnarelli? (Tinnirello ndr)». Così parlava al telefono Paolo Arata. Nelle intercettazioni, che sono state depositate dalla Dda al Tribunale del Riesame, Arata parla, a bassa voce, di Alberto Tinnirello, il dirigente della Regione siciliana, finito agli arresti domiciliari.
Non solo. Arata parla di un altro funzionario, Giacomo Causarano, che presta servizio al Territorio e Ambiente. Non sapendo di essere ascoltato diceva di Causarano «Quello è un corrotto». Secondo la ricostruzione dei pm, coordinati dal Procuratore aggiunto Paolo Guido, Alberto Tinnirello avrebbe incassato una tangente, che però non è stata quantificata dagli inquirenti, in cambio di informazioni sullo stato delle pratiche amministrative per la richiesta di autorizzazione integrata ambientale.
"Può ritenersi con qualificata probabilità - scrive il gip nella misura cautelare a carico di Arata - che Alberto Tinnirello in un arco temporale abbastanza ampio, in data prossima al dicembre 2017 e sino a tutto il 31.1.2019, asserviva la funzione pubblica esercitata agli interessi privati dei Nicastri e degli Arata, dai quali veniva "messo a libro paga" ricevendo delle somme di denaro di importo non determinato e e nei cui confronti si impegnava permanentemente a compiere una serie indeterminata di atti collegabili alla sua funzione esercitata".
Come scrivono il procuratore aggiunto Paolo Guido e il pm Gianluca De Leo, nella richiesta di custodia, Arata, ex deputato di Forza Italia, «ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso sbandierati dallo stesso». Ci sono poi i tentativi di influenzare direttamente gli assessori regionali, Alberto Pierobon (Energia), Mimmo Turano (Attività produttive) e Toto Cordaro (Territorio). Contatti trasversali: Alberto Dell’Utri, fratello di Marcello, avrebbe chiesto aiuto al presidente dell’Assemblea regionale, Gianfranco Miccichè. Calogero Mannino, l’ex ministro processato per la Trattativa Stato-mafia, si sarebbe mosso con Cordaro. Ma sarebbe stato «snobbato».
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