Reddito di cittadinanza, i centri dell'impiego sono a rischio paralisi
I funzionari della Regione si rifiutano di svolgere mansioni superiori a quelle previste dal contratto collettivo. E così rischia di fermarsi l'iter per l'assegnazione del reddito di cittadinanza.
Non è una minaccia sindacale ma il senso di una nota riservata che la dirigente del Centro per l'impiego di Catania, Salvatrice Rizzo, ha inviato ai vertici della Regione.
È una protesta atipica, quella che stanno mettendo in atto in modo spontaneo i dipendenti delle fasce più basse (la A e la B) da alcuni giorni. Questi dipendenti vengono da tempo impiegati per coprire i vuoti d'organico nelle categorie più alte, la C e la D. È un fenomeno in atto da tempo in tutta la Regione ma nei Centri per l'impiego, in questo momento, assumere le funzioni delle categorie C e D significa occuparsi del Reddito di cittadinanza. Da qui l'aggravarsi della situazione.
La dirigente del Centro per l'impiego di Catania scrive che «il progressivo deterioramento della situazione sta mettendo a dura prova gli uffici comportando rallentamenti dell'attività e compromettendo la qualità dei servizi erogati all'utenza». Da qui l'appello ai vertici della Regione affinchè vengano affrontati «i disservizi che già sono sorti e che potranno sorgere anche in vista delle imminenti incombenze, come il Reddito di cittadinanza, che saranno addossate a breve ai Centri per l'impiego».
La lettera della dirigente etnea non ha colto di sorpresa i vertici della Regione: «È un problema che sta mettendo in difficoltà anche gli uffici palermitani - ammette la dirigente generale del dipartimento Lavoro, Francesca Garoffolo - ma non è di facile soluzione. Lo stiamo comunque affrontando». Nei prossimi giorni la Funzione pubblica dovrebbe convocare un tavolo tecnico.
I dipendenti di fascia A e B sono circa 4.500 e, per la maggior parte stabilizzati fra il 2010 e il 2011, rivendicano ora un salto di qualifica promesso fin dall'inizio ma difficile da realizzare in massa. La protesta è nata spontaneamente nei singoli uffici ma adesso è appoggiata dalle principali sigle sindacali. «Non è più sostenibile il silenzio del governo. La Regione sta per implodere, la politica fa finta di intervenire - commenta Luca Crimi della Uil -. È necessaria la riclassificazione dei dipendenti regionali partendo dalle fasce più basse che in tutti questi anni hanno lavorato con dignità e spirito di abnegazione». E anche i Cobas sostengono i dipendenti di fascia A e B: «Facciamo proprie le ragioni del malessere dei lavoratori regionali, in gran parte sfruttati per lo svolgimento di mansioni superiori. Auspichiamo che il governo acceleri il processo di riclassificazione».
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