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30/01/2019 06:00:00

Josè Rallo/2: "Il caso del vino siciliano, dagli anni '80 al futuro"

 Pubblichiamo la seconda parte della Lectio Magistralis di Josè Rallo, imprenditrice vinicola di Marsala, tenuta all'Università degli Studi di Palermo - Polo Universitario di Trapani, lo scorso 25 gennaio 2019, in occasione dell' inaugurazione del 28° anno accademico. Il titolo è : “Creare valore in Sicilia. Percorsi di crescita personale ed economica. L’esempio del vino.” La prima parte la potete leggere cliccando qui. 

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A questo punto, vorrei parlarvi del mio mondo, quello del vino siciliano, della sua storia più recente, dei suoi successi e delle sue prospettive di crescita economica.

La Sicilia del vino si incammina sulla strada della qualità a partire con gli anni ’80.

Un vero e proprio Rinascimento a partire dalle persone: produttori illuminati, imprenditori pionieri con una visione chiara: grazie alle condizioni pedo-climatiche estremamente favorevoli alla produzione di uve di qualità, la Sicilia è in grado di produrre vini di elevata qualità come altre regioni d’Italia e del mondo.

Un obiettivo supportato da una cultura comparata, frutto di viaggi all’estero (Francia, California), di consulenze di prestigio (su tutti Giacomo Tachis, inventore del Sassicaia, del Tignanello).

Numerose le scelte concrete adottate da questi produttori per realizzare la propria visione.

Dalla ridefinizione del vigneto con la riduzione delle rese per pianta ed un profondo miglioramento del quadro ampelografico all’impiego in cantina della tecnologia del freddo.

Lo stereotipo dei vini del sud, troppo alcolici, con pochi profumi e scarsa acidità, è stato così frantumato, in pochi anni, da un crescendo di innovazioni e miglioramenti. Nelle regioni storiche di produzione i miei colleghi si stupiscono della velocità con cui abbiamo recuperato il gap in termini qualitativi, ma anche del modo di fare impresa moderna e orientata al marketing.

Consumatori, critica e trade, in Italia come all’estero, considerano oggi la Sicilia una regione di eccellenza, un continente vitivinicolo, capace di proporre una diversità di vitigni e territori, con vini di grande piacevolezza e complessità.

All’ultimo Vinitaly di Verona, gli espositori del padiglione Sicilia erano oltre 150, dai più grandi ai più piccoli, così come a Sicilia En Primeur, l’anteprima organizzata da Assovini Sicilia, 50 sono state le aziende che hanno presentato i propri prodotti a 100 giornalisti provenienti da 22 paesi.

Nata negli anni ’90, Assovini Sicilia, rappresenta la punta di diamante della produzione dell’isola, e dimostra come la capacità di fare squadra sia uno dei fattori di successo del vino siciliano. La competizione internazionale infatti è talmente impegnativa che mettere insieme le forze ha dato alla Sicilia del vino più appeal e credibilità.

Il frutto di una volontà ancora più ampia, di fare squadra, ha portato nel 2011 alla costituzione della Doc Sicilia e nel 2012 del suo Consorzio di Tutela che promuove la denominazione e ne fa rispettare le regole.

I risultati sono molto positivi ed in costante crescita: nel 2018 le aziende che hanno imbottigliato vini Doc Sicilia sono state 350 contro le 126 del 2017; 80 milioni di bottiglie prodotte nel 2018 contro i 29 milioni dell’anno precedente (+173%) con un exploit eccezionale relativo a Nero d’Avola e Grillo sui quali il Consorzio ha focalizzato gli sforzi promozionali.

Un risultato, quello della Doc Sicilia, che ha trainato anche le altre 22 Doc territoriali della regione e le Igt che tutte insieme hanno raggiunto i 235 milioni di bottiglie prodotte, 5 milioni in più dell’anno precedente.

Sarò un po’ di parte, considerato che il presidente del Consorzio è mio fratello Antonio, ma davvero sono convinta che l’esempio della Doc Sicilia sia illuminante.

La comunicazione del brand Sicilia se ne è giovata enormemente grazie ad attività concentrate sui principali mercati: Stati Uniti dal 2014, Germania e Italia dal 2017. In USA si è puntato sui social media e la stampa di settore, in Germania sulla stampa, e in Italia su TV e Radio. Attività di comunicazione che si sono aggiunte ai tanti eventi attraverso i quali consumatori e operatori hanno avuto modo apprezzare non solo i vini Doc Sicilia, ma anche il nostro territorio con ricadute positive sull’immagine di altri settori.

Puntare alla qualità, fare squadra, fare comunicazione, vogliono dire fare mercato e creare valore.

Le performance del vino siciliano sono quindi molto incoraggianti e dimostrano che – sebbene lentamente – una quota sempre maggiore di uva viene trasformata e va in bottiglia in Sicilia, circa il 40% dell’intera produzione; vuol dire che rispetto al totale del nostro “vigneto”, abbiamo ancora molta produzione da portare in bottiglia e se vogliamo pensare in positivo, proprio questa è una prospettiva che ci offre ancora grandi opportunità di crescita economica ed occupazionale.

Questa è la sfida dei prossimi anni: creare sempre più valore, anche lungo la filiera: far crescere il reddito delle aziende e dei viticultori, offrire concrete prospettive alle nuove generazioni, mantenere l’attaccamento alla terra e preservare il paesaggio attraverso una viticoltura sempre più sostenibile.

I punti di forza che ci rendono consapevoli e pronti ad affrontare questa sfida sono ancora tanti. In Sicilia abbiamo molte aziende del vino che hanno un assetto familiare e questo garantisce il perseguimento di politiche di medio-lungo periodo di cui l’agricoltura di qualità ha bisogno.

Molte di queste aziende familiari hanno positivamente affrontato il passaggio generazionale e dato responsabilità alle donne. Oggi la Sicilia del vino di qualità è giovane e si tinge di rosa più di molte altre regioni italiane.

 

Il mondo delle istituzioni pubbliche e del vino di qualità in Sicilia

Anche il pubblico – salvo alcune defaillances – ha complessivamente dato il suo contributo all’affermazione del vino siciliano; l’Istituto Regionale Vite e Vino che illo tempore ha promosso la collettiva dei produttori siciliani al Vinitaly; l’Assessorato Regionale Agricoltura, tra le altre cose per le ricerche in favore della valorizzazione delle varietà autoctone.

Nel campo della formazione degli operatori del vino siciliano, occorre riconoscere anche l’importanza del corso di Laurea in Viticoltura ed enologia che ha proprio sede in questo polo di Trapani, coordinato dal Professore Di Lorenzo instancabile animatore scientifico e culturale. Così come al Master MASV per i manager del settore vitivinicolo coordinato dal Professore Torcivia dalle cui fila in 14 anni sono emersi numerosi giovani professionisti e che – da studioso – ha anche mantenuto l’impegno nel tempo di raccogliere una notevole quantità di dati e analisi sul nostro settore in Sicilia con il suo Osservatorio.

E il tema della formazione mi dà lo spunto per ribadire quanto il “sapere”, la cultura, possano davvero fare la differenza perché ci danno gli strumenti per interpretare al meglio i valori offerti della nostra terra. Sta a ciascuno di noi, avere la capacità di leggere il territorio e di esprimerne i valori più avanzati. Perché se pensiamo di competere sulla leva del prezzo, ci sarà sempre qualcuno che venderà i vini a qualche centesimo meno di noi e non avremo mai fidelizzato il consumatore, se invece proponiamo vini dalla personalità unica sapremo regalare emozioni memorabili quindi difficilmente sostituibili.

Penso all’unicità dei vini dell’Etna che racchiudono l’energia del vulcano, l’aromaticità dei vini delle piccole isole, le Eolie, Pantelleria, esempi di viticoltura eroica, penso alla solarità dei vini della fascia costiera, dove la vigna sembra tuffarsi nel mare, o alla personalità dei vini delle colline del centro della Sicilia.

L’unicità dei vini e l’unicità dei paesaggi agricoli fanno della Sicilia una tra le più interessanti regioni vitivinicole del mondo.

Persone, visione, diversità, fare squadra e comunicazione, imprese familiari, giovani, donne, formazione qualificata, cultura, unicità: sono tanti i tasselli che compongono lo straordinario mosaico che è il vino siciliano e che costituiscono i punti di forza per la creazione di valore.

 

Ma veniamo ai giovani. Che suggerimenti potrei dare ai nostri studenti? Per aiutarli ad individuare percorsi di crescita personale?

 

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