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29/01/2019 06:00:00

Josè Rallo/1: "L'importanza del capitale sociale. Il quadro economico della Sicilia"

Pubblichiamo la prima parte della Lectio Magistralis di Josè Rallo, imprenditrice vinicola di Marsala, tenuta all'Università degli Studi di Palermo - Polo Universitario di Trapani, lo scorso 25 gennaio 2019, in occasione dell' inaugurazione del 28° anno accademico. Il titolo è : “Creare valore in Sicilia. Percorsi di crescita personale ed economica. L’esempio del vino.”

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Autorità, Docenti, Studenti, signore e signori, per prima cosa desidero ringraziare il Rettore ed il Presidente del Polo Universitario di Trapani, insieme al Professore Di Lorenzo, per avermi invitato all’inaugurazione di questo 28° anno accademico.

Con l’intervento che mi accingo ad esporre, spero di offrire il mio personale contributo ad una riflessione sul tema della “Creazione del valore in Sicilia”.

Intendo farlo attraverso il riferimento a percorsi di crescita personale ed economica, ed in particolare, attraverso l’esempio del vino siciliano che è il settore nel quale opero con l’azienda Donnafugata fondata dai miei genitori e che oggi conduco insieme a mio fratello Antonio.

 

I setti peccati dell’economia Italiana e l’importanza del “capitale sociale”

Nel suo libro “I sette peccati capitali dell’economia italiana” l’economista Carlo Cottarelli svolge un’analisi lucida ed impietosa. L’evasione fiscale, la corruzione, la soffocante burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud e la difficoltà a convivere con l’euro, rappresentano una pesante zavorra per l’Italia.

Al di là delle soluzioni prospettate, Cottarelli ci invita a riflettere sul fatto che a monte dei vizi italiani, vi è un deficit di “capitale sociale” che mantiene ed alimenta le logiche perverse, pubbliche e private del nostro Paese.

Ma cos’è il capitale sociale? Potremmo dire che è il “senso dello Stato”, ovvero la considerazione che riserviamo al “bene comune”.

Un modo di essere cittadini, studenti, docenti o imprenditori che ci spinge a tener conto dell’interesse generale anche quando perseguiamo il nostro interesse personale; così facendo le nostre azioni possono generare ancora maggior valore e benessere per l’intera società.

Parliamone in famiglia e nelle scuole del “bene comune”, puntiamo a far crescere il “capitale sociale” con le nostre imprese.

Preoccuparci del bene comune è ancora più importante in regioni come la Sicilia. Infatti, al sud più che al nord, continua Cottarelli, il deficit di capitale sociale blocca la crescita e amplifica gli effetti dei peccati capitali del nostro sistema.

 

Sicilia, quadro socio-economico: elementi negativi

Guardiamo adesso più da vicino la nostra regione. Il quadro offerto dai principali indicatori sullo stato dell’economia siciliana continua ad essere con poche luci e molte ombre.

La disoccupazione è del 22%, ed è doppia della media italiana. I disoccupati siciliani sono soprattutto giovani (57%), e ancora di più donne. Secondo le rilevazioni Eurostat, la Sicilia è la regione europea con il più basso dato di occupazione femminile.

L’indice europeo di competitività colloca la Sicilia al 237° posto su 263 regioni europee e si è ampliato, in questi ultimi 10 anni, il divario con le regioni del nord Italia ed oggi il 55% delle famiglie siciliane è a rischio povertà.

E tutto questo nonostante i fondi strutturali di investimento finanziati dall’Unione Europea, abbiano rappresentato per Sicilia ingenti risorse che sono state utilizzate solo in parte, ma soprattutto in maniera poco strategica e con risultati deludenti anche in termini occupazionali.

Riusciremo, in futuro, a fare meglio con i fondi europei? Bisogna assolutamente farlo.

 

Sicilia, quadro socio-economico: elementi positivi

Ma veniamo alle notizie che possono infonderci coraggio. In Sicilia, tra le imprese che hanno registrato le migliori performance vi sono quelle più dedite all’export e quelle dei comparti di maggiore specializzazione: agro alimentare, chimico-farmaceutico ed elettronica.

Cresce il numero di imprese del terziario, in particolare grazie al turismo. Quest’ultimo ha goduto di un trend positivo prevalentemente per l’influenza della componente internazionale. I servizi di alloggio e ristorazione sono quelli che hanno registrato il maggior numero di nuove imprese attive. Bella anche la performance della provincia di Palermo nell’anno in cui la città capoluogo è stata capitale italiana della cultura.

Dei fondi di Invitalia nell’ambito del progetto “Resto al Sud”, nel 2018, un giovane su due li ha ottenuti per attività legate al turismo e alla cultura, per avviare ostelli, tour operator, ristoranti, siti web per i viaggiatori.

Sempre in Sicilia, il settore dell’agricoltura ha registrato diversi dati positivi: è cresciuto il numero di occupati, il valore dell’export ed il numero di aziende attive.

La Sicilia è tra le regioni con il più alto numeri di prodotti agro-alimentari DOP/IGP, ben 69; oltre 7.300 sono le aziende di trasformazione alimentare; siamo la prima regione nella produzione di agrumi, la terza in quella dell’olio; siamo anche grandi produttori di latte ovino e formaggio, secondi solo alla Sardegna; nell’agricoltura biologica siamo la prima regione italiana, sia per il numero di operatori con oltre 11 mila aziende che trasformano i frutti di 345 mila ettari, il 23% della superfice agricola nazionale. Un dato che fa ben sperare in un mondo che chiede sempre più sostenibilità.

Complessivamente, l’agricoltura siciliana muove un giro d’affari di oltre 4 miliardi di euro e rappresenta tra il 9 ed il 10% del PIL regionale.

Un ruolo molto importante, per l’agricoltura Siciliana è certamente quello della vite e del vino: la Sicilia è infatti la regione con la maggiore superfice di vigneto del paese, 97 mila ettari.

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