Stragi '92, processo a Messina Denaro, parla il pentito Giuffè
Continua a Caltanissetta il processo a Matteo Messina Denaro, boss mafioso di Castelvetrano, ritenuto tra i mandanti delle stragi mafiose del 1992. Nell'ultima udienza ha parlato il pentito Antonino Giuffrè che ha raccontato che Messina Denaro “aveva la cittadinanza onoraria palermitana”. Circa lemorti di Falcone e Borsellino: “Ci furono sondaggi. Si vedeva e si constatava con personaggi a noi vicini, non posso ricordare se imprenditori, avvocati. Ma non c’erano persone con cui noi eravamo in contatto che parlassero bene di Falcone e Borsellino. Tutte quelle persone messe sotto i riflettori delle forze dell’ordine automaticamente erano contro Falcone ed era chiaro che lo preferivano più da morto che da vivo”.
Ha precisato il collaboratore, già negli anni ’86-‘87 “si parlava, in Cosa nostra, di Falcone e Borsellino come acerrimi nemici” e “anche i trapanesi erano d’accordo” di eliminarli.
Giuffré ha anche ricordato gli scambi avuti con Bernardo Provenzano dopo l’arresto di Riina: “Lo trovai trasformato, parlava come se con le stragi non ci abitava, e si metteva nelle vesti di educante.. e predicatore dicendo che era stato tutto sbagliato. Si stava facendo la sua verginità cambiando tutto con il famoso discorso della sommissione. Nel mentre hanno arrestato a tutti e noi ce ne stavamo in santa pace”.
E’ sempre con Provenzano che Giuffré ha parlato della mancata perquisizione del covo di Riina: “Provenzano mi ha detto che è stato pulito il locale. Ogni latitante e persona di un certo livello ha biglietti documentazioni, pizzini ed un certo archivio e mi ha fatto capire che un ruolo in tutto questo lo avesse avuto anche il Matteo Messina Denaro e da questo è nato il discorso che molta documentazione fosse finita nelle sue mani”.
Sempre rispondendo alle domande del pm Giuffré ha anche parlato di Vito Ciancimino, delle voci di “sbirritudine” di Provenzano e dei rapporti tra i boss mafiosi e la massoneria. Rapporti che riguardavano in particolare soggetti come Stefano Bontade, Mariano Agate e Francesco Messina Denaro. Anche Riina aveva una sua idea: “Lui diceva di essere contrario ai discorsi con la massoneria però se qualcuno aveva dei contatti diceva sempre di ‘prendere senza dare’. Si rendeva conto che era una situazione necessaria per avere appoggi e notizie. Non ha mai detto no. Ma i nostri segreti dovevano restare tali”. Qui l'udienza integrale:
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