Castelvetrano, distrutto un altro bene confiscato alla mafia. Il video
Eccone un altro. Un altro bene confiscato, devastato dai vandali e visitato dai ladri. Si tratta di un’altra casa appartenuta sempre a Giuseppe Grigoli, condannato in via definitiva in quanto socio di Matteo Messina Denaro, ridotta forse peggio di quella di cui abbiamo parlato qualche giorno fa. Le devastazioni non sarebbero recenti. E riguardano in realtà più edifici che insistono in un grande agrumeto ed uliveto ormai in malora. Questo bene è stato invece assegnato alla cooperativa sociale “I locandieri”. Un’assegnazione provvisoria, in attesa dell’informazione antimafia.
Stavolta sembra che i malviventi, oltre a portar via perfino le ringhiere delle scale ed un paio di camini, si siano accaniti ancora di più, distruggendo (forse con delle mazze) due cucine in muratura e parte di alcuni pavimenti rialzati. Della cassaforte vuota, manca addirittura lo sportello. Il resto è devastazione spicciola: banchi da lavoro a gambe all’aria, sanitari spaccati, agende e calendari degli anni novanta a terra, insieme a bottiglie vuote e cacca di piccione.
C’è pure la fondina in cuoio di una pistola.
E delle fotografie. Una, che più che una foto sembra un dipinto, è incorniciata e appoggiata alla parete. Ritrae una giovane donna con la toga e il cappello da avvocato. In un’altra, in bianco e nero, c’è il volto di una donna con gli occhiali scuri. E a terra, sfilata dal portafotografie, un’altra foto ancora: una donna meno giovane, sempre in bianco e nero.
Devastazioni, come si diceva, per niente recenti. Questa risalirebbe ad un periodo addirittura antecedente all’emanazione del bando, pubblicato nel novembre 2017. Già prima di quella data il cancello di accesso era aperto. Chissà quanti viaggi, quanti furgoni o camioncini per portar via la roba. Quanto rumore. E tutto a pochissima distanza da altre case abitate. Ma nessuno ha mai visto o sentito niente. E nessuno ha mai avuto voglia di chiedere a chi abita nelle vicinanze. Sarà perché tanto sanno già le risposte. Sarà perché è così che “funziona”.
E a novembre scorso, associazioni e cooperative sono venute a visitare il sito insieme al personale del comune. “Eh, purtroppo i soliti vandali hanno distrutto tutto”. Ma nessuno ha preteso almeno la chiusura del cancello con una catena, giusto per evitare ai “soliti vandali” di tornare con una sega a motore per trasformare gli agrumeti in legna da ardere da portare via coi furgoni.
Eppure, forse sarebbe bastata l’installazione di qualche videocamera di sorveglianza. Ma i soldi avrebbe dovuto tirarli fuori il Comune, che invece è sempre in rosso. E allora, al posto di due o tre mila euro, ce ne vorranno magari cinquantamila per ripristinare tutto. E dovrà farloil destinatario del bene, così c’è scritto nel bando di assegnazione. Che però, per la realizzazione dei propri progetti, sarà costretto ad accedere ai soliti finanziamenti. Si dirà, contributi non certo comunali. Vero, ma sempre soldi pubblici sono.
Certo, la restituzione dei beni confiscati alla collettività dovrebbe rappresentare una grande occasione per il rilancio delle attività economiche nei territori come Castelvetrano, dove la mafia è credibile perché dà lavoro, ma l’antimafia da un po’ rischia di essere percepita quasi peggio della mafia. Gli ex lavoratori della Gruppo 6 Gdo, l’azienda dei supermercati che era proprio di Giuseppe Grigoli, hanno visto una realtà florida afflosciarsi durante l’amministrazione giudiziaria fino ad arrivare al totale fallimento. Insomma, uno stato colpevole di una gestione che definire “allegra” sarebbe un eufemismo.
Uno stato che, almeno in quel caso, sembra si sia comportato come “i soliti vandali”.
Se poi la solita omertà, la solita indifferenza ed il solito pessimismo fatalista dei siciliani, ci mettono la loro, il cambiamento sarà sempre più lontano.
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