Michele Licata e l'abusivismo a Petrosino. Il Comune calcola i danni
La giunta municipale di Petrosino ha nominato l’agronomo marsalese Antonella Ingianni per quantificare i danni che avrebbe prodotto la Roof Garden di Michele Licata nella zona di Torrazza e Margi Nespolilla.
Ingianni è stata nominata come consulente tecnico nel processo che davanti al giudice monocratico di Marsala Lorenzo Chiaramonte (pm Antonella Trainito) vede Licata imputato con l’accusa di lottizzazione abusiva in una zona (spiaggia di Torrazza e immediato entroterra) sottoposta a vincoli ambientali.
Antonella Ingianni dovrà redigere la sua relazione entro il 4 aprile. L’indomani, infatti, la consulenza, sollecitata da uno dei due legali di parte civile del Comune, e cioè l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia (l’altro è l’avvocato marsalese Valerio Vartolo), dovrà essere prodotta in aula nel corso della prossima udienza del processo a Michele Licata.
Il compenso per Antonella Ingianni è stato fissato in 4.977 euro (iva e oneri compresi). Potete leggere la delibera cliccando qui. “La condotta dell’imputato – si sottolinea nella delibera di giunta – ha leso fortemente l’immagine dell’Amministrazione comunale ed alterato una Zona del Territorio con particolare vocazione turistica per le sue bellezze naturali e quindi ha causato gravissimi danni patrimoniali e non patrimoniali al Comune”.
All’ex imprenditore leader nel settore ristorazione-alberghiero, già condannato in primo grado per una maxi evasione fiscale e truffa allo Stato, si contesta la “lottizzazione abusiva” finalizzata alla realizzazione da parte della Roof Garden di un caseificio, nonché alla cementificazione di una “zona a protezione speciale”.
Dai computer sequestrati ai progettisti di Licata sono stati tratti files con progetti di un vero e proprio albergo, con tanto di camere e piscina. La lottizzazione a Torrazza prevedeva uno stabilimento balneare, due grandi edifici (che poi, probabilmente, dovevano diventare alberghi), una strada e persino un campo da golf.
Tra le “parti offese” anche la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Trapani, che, però, a suo tempo, aveva dato il parere favorevole al mega progetto, che doveva essere realizzato sui terreni (18 ettari) che in precedenza appartenevano a Calcedonio Di Giovanni, imprenditore di Monreale al quale è stato sequestrato, per mafia, un patrimonio di 450 milioni di euro. Poi, questi terreni sono stati venduti a Michele Licata, che è difeso dall’avvocato Carlo Ferracane.
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