Verso le Politiche in Sicilia: il Pd ancora fa l'analisi del voto...delle Regionali
Accordo chiuso per il centro destra.
La quarta gamba, formata dal nuovo soggetto politico di Noi con l'Italia, che ingloba anche l'UDC di Lorenzo Cesa, ha raggiunto la sintonia.
Una lunga giornata di trattative, lo stesso Silvio Berlusconi ha diramato una nota stampa: “Tutte le forze del centrodestra nelle sue componenti storiche, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, alle quali oggi si unisce Noi con l’Italia – UDC, hanno firmato il programma di governo che cambierà radicalmente l’Italia. Uniti si vince e la nostra sarà una autentica rivoluzione liberale, basata su concretezza di obiettivi realizzabili. L’assoluta priorità sarà la riforma fiscale”.
Si è tenuta ieri, a Palermo, la direzione del Partito Democratico alla quale ha preso parte pure l'ex governatore della Sicilia, Rosario Crocetta.
Il PD conta la sua sconfitta.
Lucido il segretario regionale, Fausto Raciti, che non ha timore nel pronunciare la parola “sconfitta”.
I dem hanno perso, lo dice Raciti, e lo hanno fanno due volte: erano al governo della Regione e non hanno saputo mantenere la posizione; sono arrivati terzi, prima di loro i Cinque Stelle.
Parla di un partito che è stato cieco, che non ha visto il mutare delle cose, che ha sperato, invano, in una candidatura a presidente della Sicilia, di Pietro Grasso, quando il presidente del Senato aveva già altre intenzioni.
Un partito, continua la sua analisi il segretario dem, che si è snaturato, che ha lasciato il passo ai vari movimenti e che nelle realtà comunali non ha presentato il proprio simbolo.
Raciti, esorta e indica la strada agli undici deputati all'ARS, gli chiede di essere forza di opposizione vera, non di facciata. Gli elettori di centro sinistra non lo capirebbero e potrebbero fare altre scelte alle Politiche di marzo.
L'attenzione poi si sposta sulle liste. Non nasconde, il segretario, che tutto passerà dalla segreteria nazionale, ma è importante che ci sia anche una indicazione da parte delle segretarie provinciale, in particolare sui collegi uninominali, che incontrerà già la settimana prossima.
Sono tutti concordi in direzione regionale nel ritrovare compattezza e identità, sottolineando, però, che il Partito Democratico non è Sicilia Futura. Insomma i loro cugini non sarebbero ben accetti, né tanto meno la candidatura di Daniela Cardinale, figlia di Totò.
Ritrovare l'unità perduta, troppe scissioni che hanno portato i territori a scegliere altrove chi votare. È Giuseppe Arancio che sostiene che la parola “democratico”, del partito, è stata lasciata per strada: “Se non riusciamo a coinvolgere le persone che militano nei nostri circoli come possiamo pensare di vincere le elezioni?".
Ma c'è chi sostiene, come Lillo Speziale, che il PD ha già deciso di perdere, ragionando solo per fedeltà al capo, cioè al deputato eletto dell'area.
Non è mancata la stilettata contro Leoluca Orlando,che tanto ha voluto che anche gli altri seguissero il modello Palermo, per poi scomparire a sconfitta incassata.
Non era presente alla direzione regionale il sottosegretario alla Salute, Davide Faraone.
Il PD, insomma, si ritrova a fare un'analisi del voto, dello scorso 5 novembre, a meno 40 giorni dalle elezioni Politiche. Un ritardo che non giova alla preparazione delle liste, che indica un percorso tutto in salita. Le anime dem si sono confrontate e hanno detto la loro, ma non sono uscite compatte. Dietro i sorrisi si nascondono lame.
Rossana Titone
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