Gli affari del clan Messina Denaro nel settore ittico
Un patto d’acciaio per controllare il mercato ittico italiano. Dalla Sicilia al Lazio alla Lombardia, fino alla Germania: il business nelle mani di Matteo Messina Denaro passa anche attraverso insospettabili imprenditori e “uomini d'onore” come Salvatore Rinzivillo alleato di Francesco Guttadauro, esponente di rilievo della famiglia mafiosa di Brancaccio e imparentato con lo stesso potente boss.
Questo emerge dalla vasta inchiesta della Procura nazionale antimafia e delle Dda di Roma e Caltanissetta, che hanno coordinato gli accertamenti di Guardia di finanza, carabinieri e polizia. In manette sono finiti 37 appartenenti al clan mafioso Rinzivillo in Sicilia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Germania.
Disposto anche il sequestro di beni per 11 milioni di euro. Nei loro confronti sono ipotizzati i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, ricettazione, riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti, trasferimento fraudolento di valori, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi e accesso abusivo ai sistemi informatici di rilevanza nazionale.
Stando alle indagini, come riportate negli atti, «Salvatore Rinzivillo, con gli imprenditori Carmelo Giannone e Antonio Catania, ha avviato, una proficua attività imprenditoriale nell'ambito del settore della commercializzazione di prodotti ittici assieme a Francesco Guttadauro». Per gli inquirenti «Rinzivillo
entrava in affari con Guttadauro, il quale, oltre ad essere esponente di rilievo della famiglia mafiosa palermitana di Brancaccio – che fa capo al padre, il noto dottore Giuseppe Guttadauro, fratello di Filippo Guttadauro, cognato quest'ultimo di Matteo Messina Denaro – annovera una condanna per associazione mafiosa». Nei documenti si legge che «l’alleanza tra il Rinzivillo ed i Guttadauro sfociava nella pianificazione
di un vasto commercio di pesce tra la Sicilia, il Marocco, il Lazio, la Lombardia e la Germania, che vedeva impegnato concretamente il Guttadauro, già dimorante in Marocco, ove commerciava pesce azzurro cheveniva sia destinato al commercio sia sottoposto a confezionamento ...».
Secondo i magistrati Cosa nostra sarebbe entrata in contatto con il “mercato ittico” laziale attraverso un imprenditore, Mario Carrai, della società Linemar di Anzio. Nei documenti c'è una intercettazione tra Angelo Giannone e Rinzivillo, in cui si fa riferimento al mercato del pesce sulla piazza di Roma. «Qui c'è da farci il bagno di soldi” dice Giannone. L'uomo fa i conti: “Si parla di mille pesci spada a settimana che si deve maneggiare (…) caricando 20mila chili di pesce spada ci sono tantissimi soldi da guadagnare».
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