Codice antimafia, rimane alta la polemica
A pochi giorni dall’approvazione, il Codice antimafia approvato in via definitiva dalla Camera non smette di suscitare polemiche e reazioni forti da parte di chi ne critica soprattutto la parte che estende ai corrotti l’applicazione delle misure di prevenzione, come già avveniva per i mafiosi, e di chi invece ne sostiene l’impianto.
A scagliarsi contro la nuova normativa è stato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che, intervenendo ad un convegno a Santa Teresa di Gallura, ha detto senza mezzi termini che l’estensione del sequestro preventivo, prevista dalle nuove norme, “stravolge i principi costituzionali e, per l’alta discrezionalità che concede, mina il bene assoluto della certezza del diritto”. Boccia, mettendo in risalto i danni che potrebbero derivare, ha sostenuto che “con il nuovo codice antimafia si equipara l’attività degli imprenditori a quella dei delinquenti”.
Ma una violenta critica è arrivata anche dal governatore della Campania, il Pd Vincenzo De Luca, secondo il quale la nuova legge antimafia “è propaganda politica, sostanzialmente una truffa ai danni dei cittadini italiani, una violazione dei principi elementari di civiltà politica. Se equipari la mafia e la camorra allo stalker fai una cosa demenziale”.
Forza Italia, per mezzo della deputata Elvira Savino, è tornata a criticare il provvedimento e ha fatto notare che “insigni ex giudici e presidenti emeriti della Corte Costituzionale, come Sabino Cassese e Annibale Marini, affermano che la riforma del codice antimafia approvata dalla maggioranza è palesemente anticostituzionale e incostituzionale”. Per il portavoce nazionale di Rivoluzione Cristiana Pietro Funaro “siamo di fronte ad una legge che limita ed attenta alla libertà degli italiani”. Il segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, ha parlato di “ennesima giravolta del Pd”.
Tra le voci che avevano espresso più di una perplessità, quella del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, che oggi ha invitato a mettere fine alle polemiche. Cantone ha spiegato che nella legge approvata dalla Camera “ci sono criticità e più rischi che vantaggi ma, adesso, va applicata”. “Contiene norme molto utili sull’uso dei beni confiscati – ha aggiunto il numero uno dell’Anac – ed è un peccato che ci siano tante polemiche.
Avevo affermato in precedenza che non aveva molto senso applicare le norme del codice antimafia alla corruzione, perché non sono né utili né opportune, ma ora è corretto applicarle”. Sull’altro versante, il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, oggi ad un convegno a Pescara ha fatto notare che “per applicare la misura di prevenzione non basta essere indiziati di questo reato, ma bisogna che ci sia sproporzione tra il reddito dichiarato e la disponibilità di beni da parte del proposto, che ci sia da parte del proposto l’impossibilità di giustificare la legittima provenienza dei beni”. Per la senatrice di Art.1 Lucrezia Ricchiuti, “i nessi tra mafia e corruzione sono ormai un dato consolidato. Estendere le misure di prevenzione alla corruzione è la naturale conseguenza delle cose e chi lo contesta non sa niente di mafie o fa finta”.
E il relatore del provvedimento alla Camera, Davide Mattiello Pd, ha detto di trovare “grotteschi e dal sapore eversivo certi attacchi al nuovo Codice: sembra che dietro ci stiano due pregiudizi, che i magistrati siano pericoli pubblici e che la corruzione sistemica sia un fattore di crescita del Paese. Io penso il contrario”.
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