Sicilia, Regionali 2017. Il punto sulle candidature: da destra a sinistra, che tristezza
Quando si parla di Sicilia si apre il libro dei sogni, molti dei quali sono rimasti lì. Abbarbicati, sospesi, tra un chiaroscuro che diventa tenebrismo, un involucro culturale e umanistico di cose non concretizzate.
E sempre si parla di rilancio, si stilano programmi lunghi che vengono decantati come le migliori delle rivoluzioni, le strategie della competività.
Eppure l'occhio vigile e attento del cittadino, prima ancora che diventi elettore, dovrebbe scrutare i volti di chi questa rivoluzione l'ha urlata. Non affannatevi, non ci sono volti nuovi. Ne' a destra, né a sinistra. E' una politica che pesca nel suo mare, in quello che ha sempre avuto le stesse acque. A volte limpide, altre meno. Acque chete, mosse se fosse il caso. Si cerca di conciliare l'inconciliabile. E' l'arte della politica.
Guardateli i candidati delle liste, non c'è un nome nuovo che avanza, se c'è è legato al padrino di turno o al figlio di Francantonio Genovese, tanto per citarne uno. E' l'eredità della politica, sempre meglio avere le mani impastate in famiglia che con un papa straniero. La nuova classe dirigente non si formerà, nemmeno per i prossimi 10 anni.
Faccia in su, guadateli i manifesti, ora occhi in giù, prendeteli in mano i santini di chi adesso è candidato, sono in auge dal 2000, ci provano a cambiare pelle. Ci riescono male.
E sono tutti lì candidati, a destra così come a sinistra. Oggi come ieri. Sembrano i titoli di un film, non quelli di coda. Mettetevi comodi.
I nomi dei deputati in corsa, nei collegi delle varie province siciliane, sono gli stessi di quelli attualmente in carica. Qualcuno lo troverete sotto un simbolo diverso, ma ci sono. La rigenerazione in politica avviene così, l'appartenenza partitica è un ascensore per il piano successivo.
In questo ne è specialista Alice Anselmo, la capogruppo del PD all'ARS. Lei si che se ne intende di ascensori, su e giù per partiti. Sette le sigle cambiate, compreso l'UDC.
Certo, il coraggio ai democratici, rappresentati da una eletta nel listino, transitata per sette gruppi, non manca. Chi si ricorda il gioco dell'oca? E' un gioco a spirale, di origine sinistrorsa, con lo scopo di raggiungere la casella centrale per vie più semplici. Attenzione alla casella 58: c'è lo scheletro.
E in questo passaggio di legislatura ci riprovano. Tutti. O quasi. E chi non ci riprova è perchè non ha la giusta copertura. Niente listino, niente voti.
A destra non sono messi meglio. Vent'anni fa c'era Gianfranco Miccichè, oggi è ancora lì: candidato in Forza Italia . Cicli e ricicli, ripescaggi. Poi si chiede, con solerzia, al cittadino di fare attenzione a far bene la differenziata.
Miccichè fu talmente accorto nel presentare il professore Gaetano Armao a Silvio Berlusconi come il salvatore dell'Isola, l'indignato, oggi, non è nelle condizioni di allestire la lista di cui tanto si è parlato. Le liste del centro destra non sono poi così forti, non lo è la lista di Diventerà Bellissima, non lo sono Fratelli d'Italia e Noi con Salvini che non hanno i numeri, su base regionale, per presentare delle liste autonome. Però hanno imposto il presidente. E' la pantomima della politica al contrario.
In molti migrano verso lo scranno facile, con meno rischi di perdere. Giovanni Lo Sciuto lascia Alternativa popolare, lunedì ufficializzerà il suo ingresso in Forza Italia. I forzisti siano contenti, non è proprio un simpaticone, i voti ha dimostrato di averli, almeno fino all'ultima competizione elettorale.
E se poi si parla di presidenti in corsa l'unico volto davvero nuovo è quello di Fabrizio Micari. E in molti diranno: ma è supportato dai partiti.
Perchè, avete mai visto un candidato presidente della Regione che non sia agganciato ai partiti e che non venga da questi portato sul carro?
Nello Musumeci ci riprova per la terza volta, Giancarlo Cancelleri per la seconda, Claudio Fava sta scrivendo un libro sulle volte in cui ha presentato la sua candidatura, Vittorio Sgarbi è tra il serio e il faceto, di mezzo c'è la tragedia napoletana e Vladimir Luxuria.
Ma non poteva mancare un giallo dai confini noir, quello dei Cinque Stelle.
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