Il comizio di Di Maio e Di Battista ad Alcamo marina
ALCAMO (Trapani) —«Gli italiani sono stati immigrati, quindi il cuore ti porta lì». Ad Alcamo Marina, Vittorio Amico, signore di mezza età con la passione per la politica, che lavora al Comune a guida 5 Stelle come funzionario, attende l’arrivo della 12esima tappa del tour siciliano di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. La piazza a pochi minuti dal fischio di inizio è semivuota. C’è chi come Rosaria, militante grillina, ironizza e afferma: «Piazze vuote, urne piene». E c’è chi come il signor Amico si schiera con Roberto Fico dopo lo sgombero dell’immobile di via Curtatone.
Il presidente della Vigilanza Rai ha detto che «non si sente rappresentato» da uno Stato che carica i rifugiati. Ecco, sussurra Vittorio, «io sono di sinistra e ho percepito che Fico è sulla mia stessa lunghezza d’onda». A pochi passi Giovanna, che indossa a una t-shirt bianca con il logo dei 5 Stelle, la mette così: «Io sono razzista. Via migranti dal nostro Paese. Lo dico, sto con Di Maio». Quest’ultimo, al mattino, intervenendo a Omnibus su La7, ha difeso la polizia perché, ha ripetuto, «non possiamo vedere scene di guerriglia come quelle di ieri».
Qui ad Alcamo Marina, la piazza, seppur semivuota — «ci saranno circa 200 persone» — è lo specchio dei vertici dei pentastellati. «I migranti non devono entrare in Italia. Devono restare in Libia, non li vogliamo», scandisce Alberto D’Ara, settantenne che definisce il M5S «il partito di Di Maio». Poco più in là gli fa eco Rosario Monaco: «Io ho pagato i contributi per 50 anni, e adesso ho una misera pensione di 900 euro. I miei soldi finiscono nelle tasche di quei migranti che delinquono». Davide Pirrello, invece, un passato a sinistra con i Ds, ma oggi sostenitore critico di Beppe Grillo, non pensava che il Movimento potesse mutare le posizioni sui migranti: «Quando ho deciso di votare per Beppe immaginavo i 5 Stelle l’evoluzione di un partito di sinistra. Oggi mi ritrovo l’evoluzione del Movimento sociale».
Verso le 22 il palco si illumina e da un angolo di piazzale della Battigia si materializza un'auto elettrica. Dalla quale escono in serie Di Battista, Di Maio e il candidato alla presidenza della Regione Sicilia, Giancarlo Cancelleri. Il primo sale sul palco, si guarda intorno, non risponde ai cronisti e urla: «Siamo agli sgoccioli di questo tour. Vincere in Sicilia non è affatto scontato». E Chiara, 18enne fresca di maturità in villeggiatura ad Alcamo, chiosa così: «Ormai sono come gli altri, si dividono su tutti. Perché dovrei votarli?».
Di Giuseppe Alberto Falci - Corriere della Sera
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