Abusivismo edilizio e terremoti. Reportage e numeri di un'Italia che non impara
L'ultimo terremoto italiano, avvenuto ad Ischia, la settimana scorsa ha aperto una maglia, mai chiusa, ma su cui si accendono e spengono i riflettori. In Oriente un terremoto di magnitudo 3.6, come quello avvenuto ad Ischia, non avrebbe mosso nemmeno l'ultimo piano di un palazzo alto 300 metri, il Terminal Building ad Osaka, per fare un esempio.
In Italia crollano case, si cercano i sepolti, si salvano vite, grazie all'efficientissimo corpo dei Vigili del Fuoco, si contano i feriti.
Il problema dell'abusivismo in questo Paese non è mai stato risolto, mai davvero attenzionato per come avrebbero dovuto, Comuni e Regioni.
Eppure uno studio privato, condotto da Sogeea, ha fatto emergere un'abusività irresponsabile tracciando la mappa di un'Italia i cui immobili sono illegali, non a norma.
Le domande presentate per sanare questi immobili sono circa 15 milioni, hanno attraversato tutti i governi italiani, da Craxi a Berlusconi, fino all'ultimo governo, senza trovare una soluzione definitiva, né controllo alcuno. In attesa di esame, si legge.
I sindaci controllano poco, gli edifici costruiti nel passato sfuggono al controllo di funzionari pubblici, si va avanti con bolli e carte, manca tutto il resto e questo alimenta l'illegalità. L'ultimo condono risale al 2003, voluto dall'allora governo Berlusconi, che ha sanato circa 250 mila immobili, in mezzo ci sono ancora immobili abusivi da sanare e altri ancora che sono nati ex novo.
A Palazzo Chigi non hanno dati certi sul fenomeno se non quelli arrivati attraverso la Sogeea: Roma risulta la città con più costruzioni abusive, seguono Palermo e Napoli. Il dato più allarmante è che circa 534 mila abitazioni sono state costruite su aree di inedificabilità assoluta in zone sismiche o sulla costa ovvero su zolle a rischio dissesto idrogeologico. Ecco perchè, anche con una piccola scossa di terremoto, vengono giù come frollini.
C'è una responsabilità condivisa tra Stato e Comuni. I Comuni non effettuano i relativi controlli e lo Stato non obbliga i Comuni a dare risposte certe ed immediate in un breve lasso di tempo. E' la cartina tornasole di un'Italia illegale che si muove sospesa tra controlli e lascia passare. Il costo però, per lo Stato, da sostenere in caso di sisma, è elevato. Sono stati spesi all'incirca 250 miliardi per ricostruire città intere rase al suolo da eventi sismici. Il consumo del suolo è cosa nota, si è costruito negli anni ovunque, in zone attraversate da corsi d'acqua o a ridosso di montagne. E' una battaglia culturale prima e civica dopo, il rispetto delle regole e della legalità nel costruire non può bypassare da un atteggiamento culturale di rispetto per la natura e per la legge.
L'Italia, invece, sembra un Paese che non impara nulla dalla sua storia e dai suoi errori, che ciclicamente si ripetono. E' un Paese che preferisce spendere in situazione di grave emergenza e per ricostruire intere città piuttosto che in prevenzione. Serve un governo nazionale che abbia il coraggio di impegnarsi pubblicamente contro l'abusivismo e la cementificazione massiccia che va oltre la speculazione edilizia. Su questo tema ha fatto sentire la sua voce Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione. Cantone parte da una nuova sinergia e collaborazione tra Stato e Comuni ridisegnando l'urbanistica dei territori. Una azione forte che devono intestarsi gli Enti Locali, controllando gli immobili e acquisendone il patrimonio, se non recuperati. Cantone, poi, propone la modifica della legge sugli illeciti così da avere abbattimenti certi.
Non tutti i Comuni d'Italia appaiono sordi alla legalità ma si battono contro l'abusivismo, così nel 2005 è nata l'associazione dei Comuni virtuosi, circa cento le città italiane che ne fanno parte, con l'intento di diffondere la cultura della partecipazione attiva dei cittadini nella piena consapevolezza e rispetto delle norme di edilizia. Eppure Graziano Delrio, Ministro per le Infrastrutture, era stato chiaro: ogni abusivismo va abbattuto. Non aveva fatto i conti con gli immobili siciliani, circa 200 mila, non a norma.
Una quantità di case che risulta ancora abusiva e che dovrà attendere il rinnovo del parlamento siciliano per la sua regolamentazione. Un fenomeno che troppo spesso viene etichettato come “ abusivismo per necessità”, un tema che è già diventato uno slogan da campagna elettorale. Intanto in Sicilia ci sono circa 400 mila metri cubi di cemento abusivo, solo nel 2016 circa 1750 nuovi casi di abusivismo edilizio.
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