Mafia, l'Eden di Matteo Messina Denaro. Concluso il processo, a settembre la sentenza
“Se Anna Patrizia Messina Denaro è stata seguita e pedinata dalle forze dell’ordine, com’è possibile che nessuno si sia accorto degli eventuali incontri con il fratello?”. E’ quanto ha chiesto ai giudici della Corte d’appello di Palermo l’avvocato castelvetranese Celestino Cardinale, legale della sorella del boss latitante e di Antonino Lo Sciuto. Con l’arringa di Cardinale, si è conclusa la lunga fase dedicata alle difese nel processo di secondo grado relativo all’operazione antimafia “Eden” (13 dicembre 2013), che in primo grado, davanti il Tribunale di Marsala, si concluse con la condanna a 13 anni di carcere per la sorella di Matteo Messina Denaro e a 16 anni per Francesco Guttadauro, il “nipote del cuore” del potente capomafia. Entrambi furono ritenuti colpevoli di associazione mafiosa (la sorella, però, per concorso esterno) e tentata estorsione a Rosetta Campagna, una delle eredi di Caterina Bonagiuso, madrina di battesimo di Anna Patrizia. Quest’ultima è stata, invece, assolta dall’accusa di estorsione a Girolama La Cascia, altra erede della Bonagiuso. Dall’accusa di associazione mafiosa fu assolto Antonino Lo Sciuto, ex direttore tecnico dell’impresa Bf costruzioni di Giovanni Filardo, cugino del latitante, già condannato per mafia. Anche per Lo Sciuto, però, il Pg Mirella Agliastro ha chiesto la condanna. Un aumento di pena (16 anni e 4 mesi) è stato, poi, invocato per Anna Patrizia Messina Denaro. L’avvocato Cardinale ha, inoltre, contestato l’accusa di estorsione affermando che “perché si configuri questo reato è necessario che vi sia un’intimidazione, ma i fratelli Campagna hanno detto di non essersi sentiti intimiditi”. Anche in virtù dell’antico rapporto di conoscenza con Anna Patrizia. Quest’ultima, secondo il difensore, “si è semplicemente limitata a chiedere quanto riteneva le spettasse dell’eredità Bonagiuso, avendo saputo che anche lei sarebbe stata citata nel testamento dell’anziana madrina”. Imputati sono anche Vincenzo Torino (intestazione fittizia) e Girolama La Cascia (favoreggiamento). Anche per loro il Pg ha chiesto la condanna. Il 19 settembre potrebbe essere emessa la sentenza.
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