L'automobile, una miniera d'oro per il fisco italiano
Venti volte quanto rende la Tasi; il doppio di quanto introitato con l’Irap. Sono i dati impressionati di quanto “rende” alle casse dello Stato l’insieme dei mezzi di trasporto a motore, moto, auto, camion. Lo ha calcolato il centro sudi della sede di Mestre della Confederazione generale italiana dell’artigianato, secondo cui sommando tutte le voci di entrata legate appunto ai mezzi di trasporto nel 2014 si è arrivati alla enorme cifra di 71,6 miliardi di euro. Questo mentre nel 2009, cioè all’inizio della pesante crisi economica che si sta vivendo, si era a quota 66,3 miliardi.
AUMENTO DELL’8% - Lo studio della Confartigianato di Mestre ha rilevato che nel periodo di tempo 2009 e 2014 il numero delle nuove immatricolazioni è fortemente calato, ma ciò nonostante il gettito fiscale complessivo, comprensivo di tutte le voci, e non solo di quelle legate all’acquisto dei mezzi, è cresciuto appunto di circa 5,3 miliardi, con un aumento dell’8%. Più in dettaglio, l’analisi degli analisti della CGIA ha rilevato che oltre i quattro quinti delle entrate derivate dai mezzi di trasporto sono relativi a quanto speso per l’utilizzo dei veicoli; il 9,5% è invece frutto delle compravendite di auto, moto e camion, e solo l’8,5% è inerente la tassa di possesso (il “bollo”) che per il 2014 ha fruttato 6,1 miliardi (il 7,6% in più rispetto al 2009).
CARBURANTE: IL BANCOMAT DEL FISCO - Più del 50% degli introiti “automotive” del Fisco sono dati dagli acquisti di carburante: “Tra Iva e accise, nel 2014 (ultimi dati disponibili) abbiamo versato all'Erario 37 miliardi di euro (+ 23,2 per cento rispetto al 2009). Anche se l'importo è nettamente inferiore alla voce precedente, va segnalato il gettito dell'Iva che grava sulla manutenzione e la riparazione/acquisto di ricambi, accessori e pneumatici che, seppur in calo, è stato di 9,27 miliardi (-9,6% rispetto al 2009)”.
NONOSTANTE IL CALO DELLE IMMATRICOLAZIONI - L’andamento fortemente negativo del mercato dell’auto durante il periodo in esame ha fatto sì che le entrate derivate dagli acquisti e dalle prime immatricolazioni (l’Iva sull’acquisto) siano scese del 34%, a 5,46 miliardi di euro. Oltre che a mettere in rilievo la lievitazione dei vari balzelli fiscali, lo studio della CGIA punta il dito sulla crescita degli introiti pubblici legati ai pedaggi autostradali. «Nonostante il forte calo del traffico autostradale - ha scritto la CGIA - il gettito fiscale relativo ai pedaggi ha raggiunto 1,8 miliardi di euro (+46,5% rispetto al 2009)”. Paradossale poi il caso dell’Imposta provinciale di trascrizione (IPT): nonostante la soppressione delle Province, il balzello ha visto aumentare il suo peso del 16,1%, arrivando a 1,3 miliardi di euro.
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