La Juve da guerra di Manchester (ed il Marsala col vizio di vincere)
Settimana importante – e non priva di sorprese - per il calcio nostrano. Dopo il doppio successo della Nazionale di Antonio Conte e la sorprendente partenza del nostro massimo campionato, le nostre formazioni si sono tuffate nella tre giorni di Coppe che ci ha regalato la resurrezione di due delle grandi protagoniste della stagione scorsa (la Juventus in Champions ed il Napoli in Europa League) ed il pregevole pareggio della Roma contro i
Le note più liete sono arrivate dalla Juventus: ancora priva di vittorie in campionato (solo un punto in tre gare) la squadra di Allegri è andata a vincere con un atteggiamento ringhiante e spavaldo sul campo del Manchester City, capolista a punteggio pieno e con la porta inviolata in Premiership. La Juve ha vinto a all’Ethiad Stadium (la squadra di Pellegrini non attraversava il suo miglior momento, lo aveva dimostrato anche nelle ultime uscite) con grande autorità. Ha giocato una partita
Piuttosto ritengo doveroso segnalare come alla squadra bianconera sia stato attribuito un assetto, il <4-3-3> che in partita non è mai esistito. La Juve ha giocato un <4-4-2> (quando non un <4-4-1-1->) specchiato e di chiarissima identificazione. Come si può leggere facilmente anche nella sintesi tecnica finale stilata dagli attendibilissimi osservatori dell’UEFA, Quadrado ha giocato tutta la partita perfettamente allineato – in un centrocampo a quattro – con Sturaro e Pogba, mentre Hernanes giocava pochi metri più indietro. E Morata e Mandzukic, nel momento il cui la palla era in mano al portiere avversario – il momento in cui, com’è noto, si identifica l’assetto tattico di una squadra – stazionavano poco più avanti, ed alternativamente uno si avvicinava ai centrocampisti. Purtroppo molti miei colleghi giovani, sono invaghiti dalla parola
Chiarito l’assetto tattico della Juventus di Manchester, passiamo alla Roma. Il pareggio imposto al Barcelona è stato di grande importanza, strategica e psicologica, soprattutto perché ha esorcizzato la sindrome da 1-7 sopravvenuta dopo la sconfitta della scorsa stagione contro il Bayern. Ovviamente il costo è stato alto. Perché i tre centrocampisti (De Rossi, Nainggolan e Keita) sono stati costretti a giocare a ridosso della terza linea ed a limitare alla sola fase difensiva la loro prestazione. Al punto da lasciare pressoché abbandonati a se stessi gli attaccanti, Dzeko soprattutto. Comunque, grazie al pazzesco gol di Florenzi, il risultato è stato incamerato ed ora si può ipotizzare che nel prosieguo della Champions vedremo una Roma più equilibrata ma soprattutto più consapevole delle proprie possibilità, liberata dai fantasmi bavaresi e dalle loro pesanti scorie.
L’Europa League ci ha regalato un bel Napoli che ha travolto il Bruges. Un Napoli che ha giocato sì col
In questa settimana è giusto parlare anche del nostro Marsala. La squadra, messa in piedi dalla rinnovata società presieduta da Giuseppe Bonafede e guidata dal tecnico che l’aveva portata alla promozione lo scorso anno, Rosario Pergolizzi, è partita col piede giusto nel nuovo torneo di Serie D. Dopo aver battuto un Siracusa che allineava due veterani della Serie A come Baiocco e Mascara, ha visto interrompere la serie positiva che era iniziata alla 13^ giornata della stagione scorsa, il giorno dell’esordio di Pergolizzi in panchina, e che si è arrestata a Vibo Valentia dopo 19 gare utili consecutive, al termine di una partita che il Marsala ha giocato tuttavia sempre per vincere (come testimoniano i due pali colpiti nel finale dagli azzurri). E tre giorni dopo, al
Salvatore Lo Presti
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