Lo scontro tra la laicità dello Stato moderno e il fondamentalismo musulmano
La strage del gruppo di fuoco islamico a Parigi continua ad essere, per l'atrocità e l'eccezionalità, al centro dell'attenzione dei mezzi di informazione. Nel nostro Paese, almeno metà dell'informazione é da decenni orientata verso un approccio buonista riguardo alle aspettative dei musulmani. Il fenomeno degli immigrati musulmani é diventato sempre più notevole dagli anni Settanta, quando si diede valore preminente a quello che, di buono, si sarebbe potuto avere dai Paesi arabi: petrolio e gas in primo luogo, ma anche investimenti arabi in Italia e italiani in quei Paesi.
Non é che il buonismo verso gli arabi musulmani si sia fondato solo sugli interessi economici. A fianco a questi interessi, é sorta l'ideologia di sinistra sulla necessità dell'aiuto agli extracomunitari: milioni di persone da aiutare, nei loro Paesi quando stanno là ed in Italia quando sbarcano qua. Il filo arabismo é il surrogato dell'internazionalismo comunista, naufragato con il crollo dell'URSS. La sinistra é sempre vissuta di ideologie. Cadutane una, non sa vivere senza fondarne un'altra simile. Il comunismo é morto e seppellito, ma i figli e i figliocci orfani hanno bisogno di nuovi obbiettivi di fratellanza internazionale, fondata su utopie.
La sinistra filo araba tende a riportare indietro di alcuni secoli le lancette dell'orologio: per essere più precisi, a cinque secoli fa. Alla fine del Medioevo in Europa avvenne la separazione tra il potere temporale e quello religioso, tra lo Stato e la Chiesa. I Paesi arabi, invece, sono ancora immersi nel coagulo teocratico: la religione e lo Stato sono un tutt'uno.
Poiché la laicità dello Stato, che pienamente si realizzò con la Rivoluzione Francese, é un valore fondante della nostra convivenza, non dobbiamo transigere. Qualunque convenienza potremmo avere, venendo incontro alle richieste o minacce degli arabi, non dovremmo mai derogare ai nostri principi. Se ne facessimo deroga, pena ne sarebbe la perdita della nostra civiltà. Il rischio di arabizzazione politica dell'Europa, paventato nel 1959 dal generale De Gaulle in un famoso discorso, e da Oriana Fallaci con la pubblicazione de "La Rabbia e l'orgoglio", é reale. Ad ogni nostra concessione a danno dei principi fondanti della nostra libertà, la controparte islamica aumenterebbe le sue pretese. La controparte ha sempre approfittato dei deboli.
L'accoglienza dei diseredati arabi non deve diventare un nostro arretramento. Se vengono nei nostri Paesi, devono rispettarne la storia e le tradizioni. Non devono abusare della nostra ospitalità, operando per abbattere le colonne della nostra civiltà.
Purtroppo, l'internazionalismo della sinistra, accoppiato a un pacifismo peloso, rischia di danneggiarci
Leonardo Agate
leonardoagate1@gmail.com
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