Mafia. Eden e Messina Denaro, oggi nuova udienza a Marsala. E Cimarosa racconta...
Si terrà oggi a Marsala una nuova udienza del processo scaturito dall'operazione antimafia "Eden" e che vede imputata, tra gli altri, anche Patrizia Messina Denaro, sorella del latitante Matteo, ritenuto il nuovo capo di Cosa nostra. Dovrebbe essere un'udienza interessante, perchè sono chiamati a testimoniare gli investigatori che si occuparono delle indagini che poi portarono all'operazione che mise a segno un colpo durissimo contro la mafia di Castelvetrano, tanto che per alcuni giorni si pensò addirittura che Matteo Messina Denaro avesse i giorni contati. Invece è ancora libero, e non si sa dove. Ma non vive giorni tranquilli. Oltre alla famiglia decimata dagli arresti da un po' di mesi a questa parte Messina Denaro deve fare i conti con un'altra novità, e cioè il fatto che per la prima volta c'è un uomo del suo giro più intimo, Lorenzo Cimarosa, che sta parlando con gli inquirenti, raccontando quello che sa sulla impenetrabile mafia del Belice. Sia chiaro, Cimarosa sa poco, perchè alla fine il clan dei Messina Denaro è molto rigido nel passaggio delle informazioni e coloro che davvero sanno qualcosa (Salvatore e Patrizia Messina Denaro, fratelli del boss, come Francesco Guttadauro, il nipote prediletto) tengono la bocca chiusa. Ma la collaborazione di Cimarosa è indicativa comunque di un clima che va cambiando, di un'unità non più infrangibile, e dai racconti dell'imprenditore, sposato con una cugina di Messina Denaro, emergono interessanti spaccati della vita di Cosa nostra. Cimarosa ha ricostruito ad esempio il clima di terrore in cui piombò un imprenditore della zona (ma dai verbali il suo nome è stato cancellato) per un debito: "Lo volevano ammazzare - racconta -. E infatti non uscivano più, nè lui nè la moglie. E non portavano per la paura neanche i bambini a scuola". Cimarosa, 54 anni, ha ricostruito parecchie storie, soprattutto sulla "manovalanza" al servizio dei Messina Denaro, e sulla violenza utilizzata nei confronti di chi non pagava il pizzo. L'imprenditore in questione, ad esempio, aveva un debito di 30.000 euro. La vicenda, poi, venne risolta in un incontro a tre in un bar tra Cimarosa, lo stesso imprenditore e Francesco Guttadauro, che emerge sempre più come il leader della famiglia mafiosa locale, il giovane sui cui puntava Messina Denaro per una ipotetica linea di successione al comando di Cosa nostra. Dichiara Cimarosa: "Lui lo diceva sempre che era il nipote del cuore, e lo diceva anche sua zia Patrizia". E infatti gli era vietato di "immischiarsi" in alcune cose ("parlare con questo o con quello") per non mettere a repentaglio la sua sicurezza, e permettergli di lavorare nell'ombra. Quella mediazione con quell'imprenditore per i 30.000 euro pretesi dalla consorteria mafiosa fu, insomma, un evento eccezionale, "perchè alla fine - continua Cimarosa - dopo l'arresto di Giovanni Filardo era rimasto solo lui, e lui si doveva occupare anche di queste cose". In precedenza Cimarosa ha anche raccontato di come la casa di Patrizia Messina Denaro fosse una delle "centrali" di posta del fratello Matteo, perchè lei smistava i suoi pizzini. Come arrivassero fin lì, però, Cimarosa non sapeva.
Su un altro cugino del boss latitante, Giovanni Filardo, si è abbattuta la scure del sequestro dei beni per la sproporzione tra redditi dichiarati e tenore di vita. I beni sequestrati arrivano ad un valore di tre milioni di euro. Filardo era stato arrestato nel 2010 nell'ambito dell'operazione di Golem II con l'accusa di essere esponente di spicco della famiglia mafiosa di Castelvetrano. Assolto in primo grado, è poi stato arrestato - con l'intera famiglia - nel 2013 nell'ambito dell'operazione Eden. Il sequestro riguarda l'azienda di famiglia, la BF Costruzioni, una villa a Triscina, mezzi, automezzi e terreni.
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