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28/09/2014 18:35:00

Mazara, naufragio del "Tre Fratelli". L'omelia del Vescovo Mogavero ai funerali

 Il Vangelo ci ha portati tutti sul Calvario, luogo di dolore grandissimo e di morte atroce. Ma le parole che abbiamo ascoltato ci aiutano a dare consolazione al dolore della famiglia Di Marco e a questa assemblea liturgica che le si stringe attorno, con affetto e i n preghiera.

Nelle ore di massima luce del giorno (tra mezzogiorno e le tre) si fa buio incredibilmente; e solo il buio accoglie il grido di morte del Signore Gesù. Ma la sua è una morte ingiustificata, avvolta dalla solitudine, mitigata dalla presenza della madre, del discepolo amato Giovanni e da alcune donne che lo avevano accompagnato nei tre anni della sua vita pubblica.

Quello stesso Gesù continua a morire ogni giorno e ogni notte, tante volte senza un apparente motivo. E ne siamo testimoni in questa Chiesa Cattedrale, davanti alle spoglie mortali del nostro fratello Vito, avendo presenti nel ricordo affettuoso anche i suoi due figli Pietro (23 anni) e Daniele (20 anni).

C’era buio l’altra notte; nero il cielo e anche il mare, così luminosi e colorati durante il giorno.

Su quella barca non si cercavano emozioni, ma si affrontavano i rischi della vita per guadagnare di che vivere, per guadagnare il pane dei poveri. Quelle tenebre, d’improvviso, si sono tinte del nero della morte; mentre il sudore della fronte, che era stato annunciato come prezzo della fatica di lavorare, si è mescolata con l’acqua fredda, trasformando in bara di morte il mare della speranza.

Nel momento in cui si sono trovati di fronte alla certezza della morte, anch’essi hanno invocato aiuto dagli uomini e da Dio. E come rimase inascoltato il grido di morte del Redentore sulla croce, così rimasero senza ascolto umano le invocazioni di aiuto degli sventurati consanguinei. La fede, però, ci assicura che a quell’invocazione si sono aperte le braccia di Dio misericordioso e clemente per dare pace e riposo a chi aveva percorso una parte del cammino della vita e a chi una vita stava faticosamente cercando di costruirsela.

Mani pietose hanno potuto raccogliere solo il corpo di Vito per restituirlo al pianto accorato della moglie Pina e del primogenito Francesco e al cordoglio e suffragio di parenti, amici e concittadini; come sul Calvario.

La domanda che nessuno vorrebbe farsi e fare è: perché? Perché morire così? Perché una famiglia distrutta e spenti i sogni di due giovani fratelli e la speranza di un padre? Quali le loro colpe? Se avessimo delle risposte accettabili, avremmo sconfitto la morte. Ma non è così che si può vincere la morte.

E allora cerchiamo risposte vere ed efficaci. Una prima riguarda gli aspetti, per così dire, organizzativi. Infatti, se, da una parte, ritorna ricorrente l’esigenza di garantire in ogni modo la sicurezza dei lavoratori, e di quelli del mare in particolare, esposti come sono a rischi maggiori nella loro fatica quotidiana, dall’altra occorre alimentare la solidarietà umana e cristiana che non esita a soccorrere chi è in pericolo.

E proprio di questa solidarietà gli uomini del mare, quelli veri, sono maestri e testimoni, come provano i numerosi salvataggi di migranti operati dai nostri pescatori mazaresi. Non vorrei che le dimensioni del fenomeno migratorio in questa stagione assai critica del bacino mediterraneo e mediorientale affievolissero o facessero venir meno questo tratto umanitario così forte ed esemplare della gente del mare e dei popoli che abitano il nostro mare. Se, Dio non voglia, ciò dovesse accadere nessuna luce di solidarietà rischiarerebbe più questo mare, crocevia di popoli, di culture, di civiltà, di fedi e di speranza.

Un’altra risposta la possiamo trovare, cercando aiuto sul piano della fede. E la risposta che ci viene offerta non è fatta di parole, ma è un volto, il volto di Cristo sofferente e crocifisso, che dice fin dove può arrivare l’amore che si fa dono di sé.

Quell’amore, e solo quello, vince la morte. “Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la propria vita per le persone che ama” (cfr Gv 15,13). E in quell’amore la morte viene trasfigurata in risurrezione. I due uomini in abito sfolgorante che annunciarono alle donne: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto” (Lc 24,5-6) oggi ripetono in questa Cattedrale lo stesso annuncio a voi familiari di Vito, Pietro e Daniele. Essi sono vivi in Dio, anche se sono stati strappati all’affetto delle persone a loro tanto care.

Gesù ha vinto la morte con la risurrezione e quella luce si è diffusa sui familiari attraverso la solidarietà fraterna e la vicinanza affettuosa di tanta gente e delle istituzioni cittadine.

Con il profeta Isaia chiediamo, allora, a Dio Padre di asciugare le lacrime sui volti addolorati dei familiari e di sostenerli con la sua grazia affinché non restino schiacciati sotto il peso di un dolore che solo Lui può alleviare e consolare.

Per Vito e i suoi figli, che affidiamo a Dio misericordioso, imploriamo la gloria e il riposo eterno, nella luce serena del suo regno.

Che la nostra benevolenza e fraternità verso questa famiglia, provata da un dolore immenso e imprevisto, continui a rendere presente il volto consolatore e amorevole di Dio, che si prende cura dei suoi figli mediante l’amore fraterno dei credenti e delle persone di buona volontà.

Domenico Mogavero - Vescovo della Diocesi di Mazara