Le Egadi e Pantelleria minacciate dalle trivelle "sbloccate" da Renzi. Ecco perchè
Tornano ad essere minacciate dalle trivelle petrolifere le isole Egadi e Pantelleria.
La possibilità di perforare nei pressi dei paradisi del Mediteraneo è prevista nell’ultimo decreto del Governo Renzi, lo “Sblocca Italia”, dove c’è una norma che sblocca le trivelle. In pratica toglie alle Regioni il potere di veto sui permessi di ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e metano. Il decreto autorizza, infatti, “la ricerca di petrolio e gas anche in zone di mare dove tali attività erano vietate per legge dal 1991”.
Per capire di cosa si sta parlando, basta vedere questa mappa. C’è un’area che circonda l’arcipelago delle Egadi ben definita e protetta dalla legge del 91. Con il decreto del governo Renzi le compagnie petrolifere potranno andare lì a fare i sondaggi. A poche centinaia di metri da Cala Rossa, dalle grotte di Levanzo e Marettimo. A un passo dalla costa di Marsala e Trapani.
L’esecutivo vuole così tagliare i tempi burocratici, aumentare la capacità estrattiva e sbloccare investimenti. L’obiettivo è legato alla SEN, la Strategia Energetica Nazionale, che prevede, da qui al 2020, il raddoppio dell’estrazione di idrocarburi nel nostro Paese, fino a 24 milioni di barili l’anno. Secondo fonti governative, in questo modo si creano “investimenti per 15 miliardi di euro, 25 mila nuovo posti di lavoro, risparmi sul conto energetico nazionale per 5 miliardi l’anno”. Un miliardo, inoltre, deriva dagli introiti fiscali collegati. Numeri importanti, che però non tengono conto del rischio ambientale per il nostro mare e le coste siciliane del Sud Italia, già compromesse da anni di incuria, speculazione edilizia, inquinamento. E con il decreto Sblocca Italia si autorizza a scavare n zone ad alto rischio ambientale, per il delicato ecosistema. Tra queste anche il mare delle Egadi, l’arcipelago con la “perla” Favignana a due passi dalla costa trapanese, e Panteleria, al centro del Mediterraneo, nel Canale di Sicilia.
Intanto le compagnie petrolifere si muovono, e hanno ripreso a chiedere al ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico di perforare nel Mediterraneo, che secondo i dati non offre possibilità di estrarre grosse quantità di “oro nero”. Tra le ultime richieste presentate in Sicilia, ce n’è una relativa all’ attività di prospezione, cioè la prima fase di indagini per individuare le aree di maggior interesse su cui avviare le ricerche, che interessa un'area di 6.380 kmq nella zona a largo di Agrigento e di fronte la costa orientale di Pantelleria presentata dalla Schlumberger Italia. Per la costa meridionale di Pantelleria, denunciano gli ambientalisti, è già stato rilasciato, inoltre, anche un permesso di ricerca per 657 kmq di area marina da parte di aziende controllate dalla Edison. Ed è stato proprio il sindaco di Pantelleria, Salvatore Gabriele, a protestare contro il pericolo trivelle. “Riempiremo di zibibbo il Mediterraneo altro che petrolio” ha detto il primo cittadino pantesco qualche giorno fa al ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina.
In questi giorni intanto diverse associazioni ambientaliste e per la tutela del territorio hanno presentato un ricorso collettivo al Tar contro l’autorizzazione alla trivellazione in mare. Legambiente ha calcolato che ci sono 12.908 kmq di mare interessati dai 5 permessi di ricerca già rilasciati e da altre 15 richieste di concessione, ricerca e prospezione avanzate dalle compagnie petrolifere per il Mediteraneo. E assieme a Greenpeace, Wwf, Lipu Birdlife Italia, Italia Nostra, Touring Club Italia, Legacoop Pesca Sicilia, Anci Sicilia e i Comuni di Licata, Ragusa, Scicli, Palma di Montechiaro e Santa Croce Camerina è stato presentato un ricorso al Tar del Lazio per bloccare il progetto "Off-shore Ibleo" di Eni che prevede la creazione di otto pozzi, una piattaforma petrolifera e gasdotti davanti la costa di Gela e Licata autorizzato con decreto del ministero dell’Ambiente, il 149/14, che dà il via libera, e la compatibilità ambientale, al progetto.
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