La Trousse di Mambor: “atti a compiere operazioni di miglioramento”.
Renato Mambor è uomo di scena: giovane attore del cast de “La dolce vita” di Fellini, ha dedicato, in anni più recenti, la sua attenzione alla cartellonistica cinematografica e alla sceneggiatura. Mambor, fra i protagonisti della scena artistica romana degli anni Sessanta, è stato anche elemento di punta della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo.
Potrebbe apparire una voce eclettica la sua, trasversale per la flessibilità del suo terreno di ricerca espressiva.
Diversamente, la sua creatività palesa una visione unitaria, seppur complessa, multitasking, articolata, della visione artistica: iconica e corporea allo stesso tempo, protratta dal tangibile al visionario.
Nel 2014 è possibile vedere Mambor a Roma in due locations d’eccezione: a lui sono dedicati un corner personale nella mostra “Anni 70. Arte a Roma” al Palazzo delle Esposizioni e una personale al Macro di via Nizza fino al 9 Marzo.
L’esposizione del Macro dal titolo “Atto unico” mette a fuoco il rapporto dell’artista con il teatro maturato principalmente nel ventennio compreso fra il 1969 e il 1989.
Il palcoscenico è terreno fertile di ricerca espressiva per Mambor che registra le relazioni filamentose tra arte e vita: azione e apparenza, agire riflessivo e agire riflesso, immaginario e oggettivismo, virtuosismo ed evidenza empirica.
Lo spazio scenico per Mambor è un luogo sospeso di ricerca delle forme della vita e dell’espressività: una sorta di laboratorio perenne dell’esistenza in costante prova costumi, audio e luci prima della prima che è l’esistenza stessa.
L’intero percorso della mostra gira attorno a “Trousse”: una scultura, un parallelepipedo pensato come contenitore metallico per presentare un oggetto o una persona.
“Trousse” è una cornice per uomini e cose in grado di far dialogare i due spazi dell’esistenza: l’esibito e l’osservatore, la vita contemplativa e l’azione, l’essere e la flagranza, il teatro della vita, la vita del teatro.
È lo stesso Mambor a chiarirci la funzione della sua creatura: “Nella trousse ho usato il teatro come strumento di conoscenza; accettare di ricevere informazioni su di sé dal collettivo, aprirsi ad un altro punto di vista come possibilità di allargare la nostra visione personale, accettare la differenza come spostamento dalla chiusura dell’io. Il perimetro della trousse diventava l’armatura da superare, quel limite costruito dalle idee che abbiamo su noi stessi, uscendo fuori per incontrare l’altro, l’ambiente.”
L’attualità di Mambor è dunque qui: nel suo bisogno di conciliare voce solista e coro. Solitudine e folla. Due dimensioni che la realtà globalizzata contemporanea affannosamente cerca di intrecciare in un nodo di vita accordato.
Per maggiori informazioni http://www.museomacro.org/it/renato-mambor-atto-unico
Francesca Pellegrino
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