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23/09/2013 04:20:00

"L'Intrepido" di Gianni Amelio

 “Il coraggio è quello quotidiano di alzarsi nel buio, prima del giorno e affrontare le situazioni, i treni, il giorno di lavoro duro, senza chiedere sconti, senza sotterfugi”
Erri De Luca

Intrepido è colui che ha il coraggio di affrontare le situazioni difficoltose. L’intrepido è valoroso, audace. Intrepido è l’uomo che vive il nostro tempo.
L’ultima opera di Gianni Amelio è una radiografia accurata e realista della situazione odierna dal punto di vista professionale e sociale.
In particolare, nella pellicola si mostrano le condizioni esistenziali di due generazioni: il cinquantenne Antonio (ormai disoccupato, fa il “rimpiazzo”) e il giovane Ivo (figlio di Antonio, che oltre a studiare al conservatorio, comincia a lavorare nel mondo della musica.)
Due generazioni diverse ma accomunate dallo stesso dramma: la mancanza di lavoro e la crisi dell’economia italiana. Antonio, infatti, è un pretesto per annoverare le innumerevoli situazioni lavorative precarie e per descrivere la condizione di chi vive letteralmente “alla giornata”. La sua professione varia, a seconda della sostituzione che deve fare, in base alle chiamate di un imprenditore malavitoso.
Eppure, nonostante abbia perso la sua professionalità e debba tirare avanti con tagli e sacrifici, questo antieroe riesce a conquistare per la sua forza d’animo. È pieno di volontà, vive rassegnato ma allo stesso tempo sereno. Anche se deve cambiare mestiere ogni giorno, reagisce impegnandosi su ogni cosa perché non vuole fermarsi e non vuole farsi trovare impreparato quando il lavoro vero arriverà.
Al contrario, la nuova generazione si muove triste e, ormai, disillusa. Ritiene vano ogni sacrificio perché vede nel futuro soltanto incertezze. La paura ha il sopravvento sul giovane Ivo e il pessimismo invade il suo animo. Le persone non capiscono l’Arte, anche se il suo concerto fosse pieno di gente, afferma, il pubblico non saprebbe ascoltare. Si sente incompreso, sfiduciato, disarmato.
Intensamente vissuto è il rapporto tra questo figlio debole e già stanco e il padre protettivo e affettuoso. Sempre presente, mai opprimente, Antonio guarda Ivo da lontano. Quando serve lo incoraggia, lo sprona a proseguire e a credere nei suoi sogni. Non lo condiziona e gli offre continuamente segni di incoraggiamento.
La vita di Antonio si incrocia con altre storie di povertà e marginalità che servono al regista per affrontare tematiche già viste: la disoccupazione, le raccomandazioni (i concorsi li vince chi non si presenta neanche, sottolinea Ivo). E altre ancora più scottanti (come la prostituzione minorile e il suicidio).
Si ammira l’interpretazione di Albanese, in bilico tra battute divertenti ed espressioni di struggente malinconia. Tuttavia, per il suo eccesso di ingenuità, questa figura diventa poco credibile. A sua difesa si potrebbe pensare che lo stupore infantile e il buonismo di Antonio rivelano il valore più importante: l’onestà fino in fondo. Egli, infatti, non accetta compromessi e se per guadagnare deve favorire affari illeciti preferisce piuttosto patire la fame.
Esemplare è la scena nel retrobottega di un bel negozio di scarpe (si tratta, in realtà, di una copertura di ben altri commerci). Antonio si ritrova sommerso di scatole vuote, vuote come la vita senza valori della gente benestante e apparentemente perbene. Vuote come l’esistenza svuotata di tanti giovani che non hanno di che vivere, di che lottare, di che sognare.
Antonio supporta costantemente il figlio affinché possa riempire la vita con la sua passione, la musica. Lo sprona a suonare sempre, a prescindere dal pubblico. L’importante è seguire i propri ideali, ascoltare la propria interiorità, dare spazio al proprio talento. Ricercare la perfezione riconoscendo i propri limiti. Concentrarsi su se stessi al fine di comunicare.
Non a caso in una sceneggiatura in cui i personaggi sono volutamente piatti, in cui molte cose si intuiscono senza spiegarsi, la colonna sonora di Franco Piersanti diventa essa stessa il personaggio più bello del film.
La pellicola potrebbe essere noiosa per chi si aspetta qualcosa di nuovo, scontata per i contenuti (anche questi appena accennati e mai approfonditi). È, invece, un pugno nello stomaco per chi si identifica con i personaggi e si rifiuta di accettare passivamente la situazione patologica nella quale ci troviamo immersi.
Ma esiste un modo per guarire questa Italia malata? Forse sì.
La speranza è l'assolo del sassofono nella notte fonda. È l'amore discreto di un genitore. È la solidarietà tra gli uomini. È avere la forza di superare le paure, per continuare a vivere.

Sabrina Sciabica