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12/01/2013 05:55:55

Salemi, nel plesso scolastico Cappuccini è stato un "Natale a più mani"

Con questa citazione, tratta dal “Il Piccolo Principe ”di Antoine De Sant Exupery, mi accoglie sorridente  la professoressa Giusy Spagnolo nei locali del plesso scolastico Cappuccini di Salemi. Insieme a lei l’insegnante Mariella Casciola.  Nella veste di genitore la prima,  responsabile invece  la seconda con l’altra docente Di Stefano Giulia,  del progetto “Natale a più mani” . Un evento alla cui realizzazione hanno dato il loro contributo tutti i maestri,  gli alunni di tutte le classi, il personale Ata e… i genitori. Da qui il titolo dell’iniziativa. Durante una prima fase di brain-storming  (con questo termine, come è noto, si indica la tecnica  di progettazione e soluzione di problemi basata  appunto sul contributo  creativo e non condizionato da alcun membro di un gruppo) sulla parola Natale, gli alunni hanno avuto modo di  riflettere  sui valori autentici e sul vero senso da attribuire allo stesso, come realtà, che “si rinnova ogni anno attraverso gesti, comportamenti, atteggiamenti e piccole azioni.” Tutto il progetto è stato organizzato, fin dal suo nascere, in attività basate sul “FARE”- mi sottolineano con forza sia la mamma sia la docente-  “volte al riconoscimento delle possibilità di ogni singolo bambino, all’acquisizione e al potenziamento di capacità, abilità e competenze inerenti ad attitudini specifiche e al rafforzamento dei rapporti interpersonali.”  Queste le premesse teoriche.  In pratica è accaduto che nella  palestra della scuola è stato allestito un presepe costituito da ambienti diversi con  la grotta inserita in un ambiente naturale con la rappresentazione di aspetti di attività rurali  e artigianali del passato che fanno da contorno.  

Fin qui nulla di trascendentale direbbero i soliti cinici. C’è di più, invece. Oltre al materiale vario utilizzato  (cartone, plastica, lana, stoffe, oggetti di riciclo in poche parole) e alla consulenza gratuita  dell’esperta in arredi Mary Crispi, ciò che è emerso con prepotenza è stato lo “spirito rigenerato dell’amore e del dono.” E’ l’invito pressante che mi rivolge la professoressa Spagnolo a considerare questo aspetto.  Che del progetto mi è sembrata essere l’anima appassionata, almeno nel ruolo della mamma di una graziosa scolara della quinta. In effetti  non  si è trattato del solito rituale natalizio, della classica recita o del balletto, che spesso alimentano i protagonismi fini a se stessi, gli individualismi del singolo che escludono l’altro o quelli addirittura di una classe sull’altra mentre relegano ad un ruolo passivo genitori e famigliari. L’aspetto “rivoluzionario”  del progetto è stato caratterizzato al contrario dal loro coinvolgimento. Non  di una passiva fruizione di uno spettacolo o di una recita quindi,  ma della realizzazione  di un prodotto.  Un ruolo attivo  pervaso e improntato da  solidarietà e gioia del dare avulsa da egoismi e arroganti prevaricazioni. Con questa esaltante esperienza è stata data  la possibilità di ripensare che i regali più grandi che si possano fare oggi sono molto particolari e a bassissimo costo, ma di grande spessore qualitativo:  “amicial posto di Playstation, corse al posto di divani, genitori al posto di baby-sitter elettroniche, libertà e consapevolezza al posto di catene telefoniche, senso di giustizia e condivisione al posto di egoismo e prevaricazione e, infine e soprattutto, “no” quando è no e “sì” quando è sì.”.  

Un tentativo encomiabile, come si vede, teso tutto  ad una corretta  gestione del mondo scolastico tutta orientato al recupero di un sano e genuino rapporto tra scuola e famiglia.  Non credo che  sia necessario ricordare il  clima politico e sociale degli anni ’60-’70 per ritrovare la motivazione che fece nascere il bisogno pressante di una partecipazione reale e democratica alla vita ed alla gestione della scuola da parte delle famiglie degli alunni.  Come è ormai noto a tutti , dalla contestazione studentesca prima e degli insegnanti si arrivò all’elaborazione di un progetto di rappresentanza delle istituzioni e delle famiglie nella scuola che si concretizzerà nell’emanazione dei cosiddetti decreti delegati che istituivano gli Organi collegiali di circolo o istituto, distrettuali, provinciali. Si riteneva infatti che il processo educativo nella scuola si costruisce, in primo luogo, nella comunicazione tra docente e studente, ma si arricchisce in virtù dello scambio con la comunità che attorno alla scuola vive e lavora. La partecipazione al progetto scolastico da parte dei genitori è quindi un contributo fondamentale.

Ad un periodo di grande partecipazione popolare e democratica dei genitori alla gestione della scuola che esprimeva la sincera volontà di instaurare un rapporto efficace tra scuola e famiglia, espresso, talvolta, in maniera ingenua e spontanea, ma carica di significato, si è sostituita, poco alla volta, la ritualità delle riunioni e delle assemblee nelle quali il ruolo del genitore è quello di spettatore e non di attore dell'evento. Io credo che il coinvolgimento dei genitori nella gestione della scuola è essenziale se si vogliono ottenere risultati, poiché senza la cooperazione non è possibile raggiungere obiettivi fondamentali. Se i genitori sono indifferenti o avversi nei confronti della scuola, se c'è astio o contrattazione verso gli insegnanti, non si favoriscono processi educativi e culturali importanti. 

Tecnicamente e non solo credo che questo progetto “Natale a più mani” costituisca il modo migliore per riallacciare un proficuo rapporto fra scuola e famiglie di cui si è detto in precedenza. Sul piano dei contenuti il  messaggio subliminale  che si è voluto lanciare e che non sempre è bene “assecondare le  moltissime richieste che ci provengono dal mondo esterno, anzi, siamo addirittura portati ad anticipare  desideri, col risultato che in questo modo togliamo spazio ai  sogni.”  Se riflettiamo un attimo scopriamo che così facendo impediamo di “desiderare” . E invece tutti dobbiamo poter sognare e noi adulti dobbiamo dare ai bambini questa occasione. Se poi le richieste sono numerose, spieghiamo loro che anche in questo caso si devono fare delle scelte, perché non tutto è dovuto. Facciamo capire loro che i doni non sono solo quelli materiali.  E quest’anno le insegnanti di questa scuola che, è bene ricordarlo, nacque  dopo  il tremendo terremoto del ’68, hanno regalato, come ci ha sottolineato la dinamica e solare mamma Giusy  “con la loro passione all’insegnamento, il rispetto reciproco dei talenti che ognuno ha, la salvaguardia dei veri valori che fanno crescere, un tempo speciale tempo magico di cui tutti abbiamo bisogno“.

Sono iniziative di questo tipo che ci lasciano ben sperare.

 

Franco Lo Re