Sicilia, emergenza rifiuti ad un passo. Il sistema non regge: spendiamo il doppio del resto d'Italia
Chiedono l’applicazione della riforma degli Ato rifiuti, varata due anni fa e rimasta inapplicata, e la copertura finanziaria per le società, gravate da un miliardo di euro di crediti vantati nei confronti dei Comuni.
Ma la strada sembra tutt’altro che spianata e il rischio è che la Sicilia si impantani in un’emergenza rifiuti peggiore di quella attuale. La legge regionale 9 del 2010, la cui applicazione
è stata rinviata di anno in anno, prevede la liquidazione degli Ato entro la fine del 2012 e la creazione di dieci Società di Regolamentazione dei Rifiuti (Srr), una per ogni provincia più una per le isole minori. «Per avviare la liquidazione — spiega il segretario regionale della Cisl, Maurizio Bernava — è necessario che le vecchie società chiudano il bilancio in positivo, cosa che
non possono fare per i crediti che vantano dai Comuni. Inoltre, la riforma degli Ato è già vecchia, non tiene conto del decreto Monti sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali. Probabilmente, quindi, dovrà essere modificata». Nella finanziaria regionale era stato previsto un mutuo decennale da 100 milioni di euro all’anno per il pagamento dei crediti agli Ato, ma il prestito non è stato approvato dalle banche. Quello che adesso sindacati e Confindustria chiedono è un intervento politico per sbloccare le somme. Ma, secondo i sindacati, i
problemi continueranno anche con l’istituzione delle Srr.
«I ritardi dei Comuni proseguiranno — dice Mariella Maggio, segretario della Cgil Sicilia — se non ci sarà una vera lotta a chi non paga la Tarsu. Denunciamo i comportamenti vergognosi di alcuni sindaci che, mentre lamentano disagi, avallano assunzioni clientelari e tralasciano la lotta all’evasione».
«C’è il rischio — denuncia il leader della Uil Sicilia, Claudio Barone — che quest’estate ci siano cumuli di rifiuti per strada, epidemie e lavoratori licenziati. Temiamo che le aziende possano mandare via il personale, non avendo soldi per gli stipendi. Se così fosse, ci sarebbe la paralisi totale della raccolta».
Intanto sindacati e industriali hanno incontrato il presidente dell’Ars Francesco Cascio, che ha assicurato un intervento nelle commissioni Territorio e Bilancio per apportare le modifiche richieste dalle parti sociali. Tra queste anche il mantenimento degli attuali livelli occupazionali: con le Srr sarebbero in mille a perdere il posto di lavoro.
«Abbiamo formulato le nostre proposte — commenta il vice presidente di Confindustria Giuseppe Catanzaro — e sollecitato la mediazione dell’Irfis per lo sblocco del mutuo. Speriamo che vengano tradotte in norma prima dellascadenza del governo Lombardo».
Ma c'è un motivo per cui il sistema non regge. Per la prima volta la Regione ha calcolato gli addetti al servizio di raccolta rifiuti degli Ato e delle società di gestione.
Totale, 13.500 unità. Tante sono le persone a libro paga di Comuni e Ato: la Sicilia mantiene così un addetto ogni 398 abitanti, contro i 4.000 della provincia di Milano e una media nazionale che si aggira intorno a un addetto ogni 680 abitanti. In sintesi, nell’Isola si pagano il doppio degli stipendi del restod’Italia e 10 volte di più che nel Milanese.
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