Aste giudiziarie. Indagini concluse per i marsalesi coinvolti
C'è tempo per presentare memorie o per essere ascoltati. Secono la Procura, gli indagati avrebbero fatto credere alle vittime di di poter fare ottimi affari comprando a prezzi «stracciati» automobili, motociclette, imbarcazioni, motori fuoribordo, etc., alle aste giudiziarie del Tribunale di Torino. Aste che, però, in realtà non erano state mai bandite. Alle vittime, infatti, venivano mostrati documenti falsi. Gli indagati sono Salvatore Lombardo, di 53 anni, ex carabiniere (nell'Arma dal 1976 al '90), residente a Torino, il fratello Giovanni Lombardo, di 46 anni, un carrozziere di contrada Paolini, Antonio Maniscalco, di 55, e Carlo Genna, di 52. Maniscalco, però, ha dichiarato di essere «vittima» della truffa. Adesso, ha chiesto di essere ascoltato anche Salvatore Lombardo.
L'operazione è dello scorso Dicembre. Lombardo e Maniscalco furono sottoposti agli arresti domiciliari. Per il fratello di Lombardo e per Genna fu disposto l'obbligo di dimora a Marsala.
Gli organizzatori facevano credere che le aste fantasma si sarebbero svolte a Torino. Dopo avere pagato il conto, però, le vittime attendevano invano la consegna dei beni. L'ammontare della truffa sarebbe di oltre mezzo milione di euro.
Tra le vittime vi sarebbero alcuni rappresentanti delle forze dell' ordine, ma anche professionisti e commercianti della Marsala bene.
I protagonisti della truffa avevano prodotto falsi documenti pubblici intestati "Tribunale ordinario di Torino, sezione esecuzione mobiliare civile - avviso d' asta ai sensi dell' art.490 cpc, atto pubblico", riepilogativi dei beni da aggiudicare e delle somme da corrispondere. Sparsa la voce delle aste, attratti dalla possibilità di acquistare veicoli a prezzi convenienti, le vittime, dopo avere visionato le foto di diversi veicoli o natanti che ne indicavano le caratteristiche tecnichee il prezzo a base d' asta, tramite vaglia postale inviavano parte dei soldi a Salvatore Lombardo, per bloccare l' affare, il resto lo versavano dopo qualche settimana, sollecitati dallo stesso Lombardo per chiudere subito l' affare. In realtà però presso il tribunale di Torino non si svolgeva alcuna delle aste giudiziarie indicate negli avvisi.
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